
Il dibattito su punti di forza e problematiche della filiera al World Buffalo Congress di Sorrento
Il latte di bufala è in grande crescita a livello mondiale. Si prevede un boom degli investimenti in aree come India e Pakistan ma anche Cina, Nepal, Sudamerica e Paesi Arabi. La bufala è una razza molto produttiva che si adatta in maniera efficace a differenti condizioni climatiche e il cui latte ha un grande valore nutritivo a costi contenuti tanto da essere alla base dell’alimentazione in svariati paesi alle prese con la fame e difficoltà di accesso al cibo.
In questo panorama mondiale l’Italia svetta per redditività e per capacità di sviluppare dal latte di bufala un prodotto ad alto valore aggiunto come la Mozzarella di bufala campana, prima Dop del Mezzogiorno e tra le prime cinque Dop casearie italiane con un fatturato di oltre 500 milioni di euro.
È quanto è emerso in questi giorni dal World Buffalo Congress che si è tenuto per la prima volta in Italia, a Sorrento (Napoli), con oltre 600 delegati. «Il patrimonio bufalino mondiale – ha spiegato il docente di Produzioni animali dell’Università Federico II di Napoli, Giuseppe Campanile – è di 220 milioni di capi, di cui 105 milioni solo in India. Tra India e Pakistan, anche per via della variabile religiosa, si conta il 55% della popolazione globale. Il latte di bufala è utilizzato sia come consumo diretto che per la produzione di yogurt, kefir e di varie tipologie di formaggi. Una produzione che si sviluppa su articolati reticoli di aziende familiari organizzate a piramide in cooperative sterminate. Si parla in India di coop con 6 milioni di soci. Altre aree di rilievo sono la Cina con 35 milioni di capi e poi Nepal 4 milioni e Brasile con 3. Questi paesi, a cominciare dalla Cina, hanno programmato investimenti per aumentare la popolazione di [...]
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