Perché la trasparenza salariale conviene ad aziende e candidati

La normativa europea impone trasparenza e parità salariale, trasformando la gestione delle retribuzioni in un fattore chiave per attrarre talenti e migliorare i processi di selezione

La trasparenza salariale è destinata a diventare uno dei principali fattori di competitività nel mercato del lavoro. Con il recepimento della Direttiva UE 2023/970, le organizzazioni sono chiamate a rendere più chiari e verificabili i criteri che guidano le decisioni retributive e rafforzare il principio della parità salariale tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

Ma il punto non è solo rispettare una norma: è ripensare il rapporto di fiducia con candidati e dipendenti.

Quando le informazioni su retribuzione, criteri di valutazione e percorsi di crescita sono esplicite fin dall’inizio, il dialogo diventa più efficace e consapevole. Si riducono le aspettative disallineate, si velocizzano i processi di selezione e si costruiscono relazioni professionali più solide.

I dati confermano questa direzione. Dal nostro ultimo report Talent Trends 2026 emerge che il 73% dei candidati attivi in Italia proviene da aziende con strutture retributive non trasparenti. Allo stesso tempo, il 50% delle aziende con politiche salariali trasparenti afferma che assumere nell’ultimo anno è stato più semplice.

La trasparenza incide concretamente sull’efficacia dei processi di selezione e sulla reputazione del datore di lavoro ed è uno strumento concreto per migliorare l’efficacia dei processi HR, rafforzare l’employer branding e aumentare la qualità della candidate experience.

Le aziende italiane sono pronte? La risposta è: in parte. Molte organizzazioni hanno già avviato percorsi importanti in termini di equità e revisione dei sistemi retributivi, ma la Direttiva richiede un cambio di passo più strutturale.

Non si tratta semplicemente di comunicare meglio, ma di intervenire su elementi profondi dell’organizzazione: come si definisce il valore dei ruoli, come si costruiscono le progressioni di carriera, come si valutano le performance e su quali basi vengono prese le decisioni retributive.

Trasparenza significa adottare criteri oggettivi e documentabili, monitorare eventuali squilibri e intervenire quando emergono differenze non giustificate.

In concreto, questo si traduce in alcune azioni chiave:

• definire fasce retributive coerenti con il mercato e l’equità interna;

• costruire job description chiare, inclusive e realistiche;

• comunicare in modo trasparente ai candidati il percorso di selezione, i criteri e il perimetro economico della posizione.

Quando le persone sanno cosa aspettarsi, prendono decisioni più consapevoli e percepiscono l’azienda come un interlocutore affidabile. Allo stesso tempo, sistemi chiari e coerenti riducono le percezioni di arbitrarietà e contribuiscono a migliorare la retention.

La Direttiva introduce una serie di obblighi destinati a incidere in modo significativo sui processi aziendali, ma soprattutto cambia il modo in cui la trasparenza diventa parte integrante della governance.

Le principali novità riguardano tre ambiti:

Selezione e recruiting. Le aziende dovranno fornire informazioni sul range retributivo già prima del colloquio e non potranno più richiedere la storia salariale dei candidati. Questo riduce il rischio di perpetuare disuguaglianze pregresse e rende il processo più equo fin dall’inizio.

Struttura e valutazione dei ruoli. I sistemi di inquadramento dovranno basarsi su criteri oggettivi, come competenze, responsabilità e condizioni di lavoro. Questo richiederà una maggiore attenzione nella costruzione delle job architecture e nella valutazione del valore relativo dei ruoli.

Trasparenza e rendicontazione. I lavoratori avranno diritto a ricevere informazioni sulla propria retribuzione individuale e sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, relativi alle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Le aziende saranno chiamate a monitorare e rendicontare la propria struttura salariale. In presenza di gap significativi non giustificati, sarà necessario intervenire con misure correttive.

Il messaggio è chiaro: la trasparenza retributiva non è più un’iniziativa opzionale, ma una componente strutturale della gestione aziendale.

Per le imprese, la vera sfida non sarà adeguarsi alla Direttiva, ma trasformarla in un’occasione di evoluzione organizzativa.

Le aziende che sapranno affrontare questo cambiamento con visione e metodo potranno migliorare la qualità delle decisioni HR, rafforzare la propria reputazione e costruire relazioni più solide con il mercato del lavoro.

La trasparenza salariale non è un vincolo, ma un test di maturità per le organizzazioni.

E, sempre più, anche un fattore di scelta per i talenti.

* Amministratore Delegato di Michael Page

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