
L’economia italiana mostra una tenuta migliore del previsto, con l’inflazione che risale a causa delle tensioni energetiche, influenzando il potere d’acquisto e le prospettive di crescita
(Il Sole 24 Ore Radiocor) – L’economia mostra una capacità di tenuta superiore alle attese, nonostante il quadro internazionale sottoposto a shock, causati dalla elevata instabilità geopolitica e commerciale: le previsioni sulla crescita sono state migliorate per il 2026. Lo sottolinea la Nota sulla Congiuntura di agosto dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che aggiorna il quadro sulla congiuntura: per il 2026 l’Upb stima un Pil allo 0,9% con una revisione di quattro decimi di punto percentuale rispetto alle precedenti valutazioni di aprile, formulate in occasione dell’esercizio di validazione del Documento di finanza pubblica; è invece confermata la previsione allo 0,6 per il 2027.
L’accelerazione dei prezzi rappresenta uno degli elementi di maggiore attenzione dello scenario. Nel secondo trimestre del 2026 l’inflazione è risalita al 3%, sospinta prevalentemente dall’aumento dei prezzi energetici conseguente alle tensioni in Medio Oriente, per poi flettere lievemente in luglio (al 2,8%). Lo rileva l’Upb nella Congiuntura di agosto. La dinamica dei prezzi ha reagito più rapidamente rispetto al resto dell’Area Euro, chiudendo il differenziale inflazionistico negativo con i partner europei precedentemente registrato. Nello scenario previsivo, il deflatore dei consumi delle famiglie è atteso aumentare di circa tre punti percentuali nella media dell’anno 2026, per poi rallentare al 2,3% nel 2027; il costo del lavoro aumenterebbe a un ritmo inferiore rispetto ai prezzi al consumo, determinando una temporanea erosione del potere d’acquisto dei redditi da lavoro.
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