Pirateria e AI, in gioco il valore dell’industria creativa

Il direttore generale dell’Ompi (Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale) Daren Tang alla Festa del Cinema di Roma. Fapav richiama il costo dello sfruttamento illecito per imprese, investimenti e lavoro

Il film arriva sullo schermo, il suo valore può finire altrove. È il problema della pirateria, che sottrae risorse a chi produce e lavora nell’audiovisivo. Ma è anche la domanda che l’intelligenza artificiale impone all’industria della creatività: quale posto resta all’autore umano, mentre la tecnologia cambia il modo di generare immagini, musica e storie? La difesa del diritto d’autore si trova così davanti a due fronti distinti, con una posta economica comune: garantire che creare continui a essere un mestiere remunerato.

A mettere a fuoco il passaggio è Daren Tang, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale, intervenuto a “Dreamers – Feel the Beat Edition”, l’incontro organizzato da Fapav nell’ambito della ventunesima Festa del Cinema di Roma. «Proteggere questa creatività significa contrastare la pirateria, ma nell’era dell’intelligenza artificiale significa anche garantire che l’autore umano rimanga al centro del sistema della proprietà intellettuale».

Il punto è proprio quel riferimento all’essere umano. Perché dietro un contenuto, parola che nella distribuzione digitale sembra rendere tutto intercambiabile, ci sono competenze, tempo, capitali e rischio d’impresa. Un film deve trovare finanziamenti prima di trovare spettatori. Una colonna sonora richiede lavoro prima di diventare un ascolto. La facilità con cui un’opera circola non cancella il costo necessario a realizzarla.

La pirateria interviene su questo equilibrio. Federico [...]

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