Più domande che risposte: la collezione di René Campos e Sophia Bourgeois

Il titolo del progetto inaugurale di Ostillo Art Foundation ad Austin è Masquerade, una riflessione sull’identità e sulla necessità di mettersi sempre in discussione e aprire il dialogo tra generazioni, idee e riferimenti culturali.

Sacha Zerbib è un art advisor con base a Parigi. Dal 2008 affianca collezionisti nella costruzione delle loro raccolte d’arte contemporanea di lungo periodo, con un approccio fondato sul rigore storico e curatoriale. Ha studiato economia in una scuola americana in Francia, per poi specializzarsi in Storia dell’Arte e Mercato dell’Arte all’Institut d’Études Supérieures des Arts di Parigi. Proviene da una famiglia francese senza una tradizione nel collezionismo, nel mercato o nel mondo dell’arte e ha costruito il suo percorso professionale in modo indipendente. Conosco Sacha da tempo e lo scorso giugno, quando ci siamo incontrati a Basilea, in occasione di Art Basel, mi ha raccontato di Ostillo, la Fondazione nata dalla collezione di René Campos e Sophia Bourgeois. La Fondazione ha aperto al pubblico ad Austin il 19 settembre 2026. Sacha ne è il founding director e chief curator.

QUANDO E COME È NATA LA COLLEZIONE DI RENÉ E SOPHIA?

La collezione è nata nel 2017, quando René, Sophia e io ci siamo incontrati, prima a Parigi e poi ad Anversa. Fin dall’inizio, le loro domande riguardavano non solo il mercato, ma anche la storia, le idee e il contesto. Abbiamo definito insieme l’ambizione e il metodo. Non volevamo inseguire le mode. Come dico spesso, sto costruendo una collezione, non un portfolio. Abbiamo imparato insieme, viaggiato, visitato fiere, mostre e biennali, creando quella fiducia che permette di acquisire significato in una collezione. Che è fatta di opere, ma anche di conversazioni, relazioni e convinzioni condivise.

QUAL È STATA LA PRIMA ACQUISIZIONE? E LA PIÙ RECENTE?

La prima acquisizione è stata una monumentale tela a righe (stripe painting) di Günther Förg del 1990, acquistata a Frieze New York nel maggio 2017. È stata una scelta ambiziosa, per un artista allora conosciuto soprattutto dagli specialisti. Tra le acquisizioni più recenti ci sono una scultura in rafia di Simone Leigh e un dipinto di Sarah Sze. Mi entusiasma, per esempio, il dialogo che il lavoro di Sarah Sze può creare con un’importante opera di Robert Rauschenberg già presente in collezione. Sono artisti di generazioni diverse, ma, accostandoli, idee, gesti e riferimenti separati da decenni iniziano a dialogare. È uno degli aspetti più affascinanti del costruire una collezione: creare relazioni attraverso il tempo.

IL TUO CONTRIBUTO È STATO FONDAMENTALE PER LO SVILUPPO DELLA COLLEZIONE. QUALI CRITERI HANNO GUIDATO LE TUE SCELTE E COME IMMAGINI L’EVOLUZIONE IN FUTURO?

I miei criteri sono la storia, l’originalità, l’autenticità e la rilevanza. Cerco opere che rimangano impresse, che aprano un dialogo con altre discipline, con connessioni e nuovi riferimenti. I grandi artisti spesso anticipano domande per le quali la società non ha ancora trovato le parole. Per questo la collezione mette in dialogo figure storicamente affermate con un gruppo ristretto di artisti più giovani, che stanno costruendo percorsi solidi e significativi. La sfida è sempre la qualità, non la quantità. Cerco la migliore opera all’interno del percorso di un artista, non semplicemente il nome giusto. Ora che Ostillo è diventata una Fondazione aperta al pubblico, ci chiediamo anche che cosa queste opere possano significare in un luogo specifico, in particolare ad Austin. Una collezione privata può essere estremamente personale; una fondazione deve anche interrogarsi su dove si colloca, a chi si rivolge e quale contributo può offrire. L’obiettivo non è rispecchiare il mondo dell’arte di oggi, ma contribuire alle conversazioni di domani.

QUALI ARTISTI EMERGENTI DOVREMMO TENERE D’OCCHIO E QUALI ARTISTI, A TUO AVVISO, MERITANO DI ESSERE RISCOPERTI?

La ricerca è al centro del mio lavoro, ma è anche la parte più discreta. I clienti si affidano alla mia esperienza, alle relazioni che ho costruito negli anni e alla possibilità di accedere a contesti e informazioni: una parte del valore del mio lavoro consiste proprio in questo. Trovo interessanti Mohammed Sami, Salman Toor e Ana Segovia: ciascuno di loro sta costruendo un universo personale e riconoscibile. Credo, poi, che la riscoperta sia fondamentale. Ho avuto la fortuna di riconoscere presto l’importanza di artisti come Carmen Herrera e Stanley Whitney, quando non ricevevano l’attenzione che meritavano. Nel tempo, gallerie, musei, curatori e collezionisti hanno contribuito a colmare le lacune. La progressiva rivalutazione delle artiste donne, degli artisti afroamericani, latinoamericani e queer è uno dei cambiamenti importanti degli ultimi anni: riflette il tentativo più ampio di comprendere che cosa è incluso nelle nostre storie, che [...]

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