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Dalla dettatura intelligente alle foto scelte dall’algoritmo, L’AI comincia a essere utile, ma restano limiti su potenza e affidabilità. La nostra prova
Con Pixel 11 Pro Google prova a rispondere a una domanda meno filosofica di quanto sembri: a cosa serve davvero l’intelligenza artificiale in uno smartphone?La risposta migliore si chiama Rambler. È la nuova dettatura di Gboard basata su Gemini. Non trascrive soltanto: toglie gli intercalari, sistema punteggiatura e grammatica, corregge alcune frasi mentre si parla. Il risultato è spesso un messaggio già quasi pronto da inviare. Molto utile per chi registra pensieri ed idee. Tra le applicazioni più riuscite del nuovo Pixel poi c’è Magic Capture. Si registra una scena e Gemini seleziona automaticamente fotografie e clip interessanti, correggendo ritaglio e mosso. Con bambini, animali e sport ha senso: invece di cercare l’istante decisivo, si pesca il fotogramma dopo. Funziona, purché qualcuno continui comunque a inquadrare. L’AI non ha ancora imparato a tenere il telefono.
Ottima anche la funzione di traduzione automatica all’interno delle app come WhatsApp o Instagram. Più ambiziosa è Proactive Assistance. Gemini legge il contesto di messaggi, calendario e servizi collegati e può suggerire di controllare un appuntamento, recuperare informazioni su un volo o prenotare un ristorante. Quando scatta è comoda. Il problema è quel “quando”: molte richieste funzionano soltanto con formulazioni molto precise. Sembra un maggiordomo digitale che capisce il linguaggio naturale, ma ogni tanto pretende la parola d’ordine. Quindi per essere sorprendente è sorprendente ma serve grande consapevolezza sulle condizioni di privacy e un abbonamento a Google Ai Pro (alcuni mesi sono già inclusi con l’acquisto dello smartphone). Se [...]
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