Pokémon, la nuova frontiera del collezionismo: le carte arrivano a valere milioni

Dalla nostalgia degli anni Novanta a un mercato globale da miliardi di dollari. Le carte più rare vengono scambiate per centinaia di migliaia o milioni

Un tempo erano solo un passatempo da ragazzini, ma oggi, a trent’anni dalla loro comparsa, le carte Pokémon sono diventre asset da milioni di dollari, grazie ad un vero mercato alimentato da collezionisti e investitori. A documentare la trasformazione è il Financial Times, che ha seguito da vicino alcuni dei protagonisti del mercato britannico. Tra loro c’è Jordan Dunne, 34 anni, che nel 2025 ha lasciato il lavoro di analista dati in uno studio legale di Chester per dedicarsi alla compravendita di carte Pokémon. La sua società, Big Box Gaming, secondo quanto dichiarato dallo stesso Dunne, dovrebbe arrivare quest’anno a circa 4 milioni di sterline di vendite, contro 1,2 milioni nel 2025. Durante le sue dirette su eBay, Dunne arriva a vendere singole carte per più di 2mila sterline e sostiene di poter generare fino a 60mila sterline di vendite in poche ore. Il suo modello di business è semplice: acquistare le carte nei mercati e nelle fiere specializzate per poi rivenderle online.

In questo contesto il “caso” Pokémon è interessante perché racconta l’evoluzione di un oggetto che nasce come gioco e finisce per assumere caratteristiche simili a quelle di altri beni da collezione. Nel passaggio dalla cameretta al mercato globale, la carta Pokémon si è trasformata così in un piccolo oggetto finanziario: non produce dividendi, ma può valere milioni semplicemente perché qualcuno, dall’altra parte del tavolo, attribuisce un prezzo alla rarità e alla memoria. E sempre di più. Nel primo semestre dell’anno, Pokémon è stato il termine più cercato nella categoria collectibles di eBay. A febbraio la casa d’aste Goldin, controllata da eBay, ha venduto una Pikachu Illustrator del 1998 per 16,5 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record mondiale. Ad aggiudicarsela è stato AJ Scaramucci, fondatore di Solari Capital. A quella vendita sono seguite altre transazioni sopra il milione di dollari. «Non sono soldi che qualcuno spende semplicemente per giocare con gli amici», ha osservato Adam Ireland, responsabile globale del settore collectibles di eBay. Il punto è proprio questo: una parte del mercato considera ormai le carte Pokémon un vero e proprio asset d’investimento, al pari di altri beni di lusso, come gli orologi o i quadri.

Secondo Chase Society, piattaforma specializzata nei dati del settore, il valore massimo stimato delle carte Pokémon certificate professionalmente e considerate sul mercato potrebbe arrivare complessivamente a quasi 9 miliardi di dollari. Il mercato è internazionale, dal Giappone, dove Pokémon è nato, agli Stati Uniti e all’Europa. Il Regno Unito è diventato un hub importante per le carte in lingua inglese, anche se la maggiore liquidità resta negli Stati Uniti.

Alla base della crescita ci sono almeno due fattori. Il primo è la nostalgia. La generazione che negli anni Novanta giocava con Pokémon ha oggi trent’anni o quarant’anni e, in molti casi, dispone del reddito necessario per acquistare gli oggetti che appartenevano alla propria infanzia. Il secondo è la scarsità. Una carta stampata venticinque anni fa non può essere replicata all’infinito sul mercato secondario, e il numero di esemplari sopravvissuti in condizioni quasi perfette è inevitabilmente limitato.

Uno scenario in cui Pokémon stessa ha giocato a rilanciarsi. La prima volta con la collezione «151» lanciata nel 2023 e dedicata ai primi 151 personaggi della serie, quelli con cui ha iniziato a giocare la prima generazione di appassionati; la seconda nel 2024, con la versione mobile del gioco di carte, che ha portato nuovi utenti dentro l’universo Pokémon. E il trentesimo anniversario del franchise rappresenta un ulteriore catalizzatore per il mercato del collezionismo.

La nascita inoltre di società specializzate nella certificazione ha facilitato non di poco le compravendite. La statunitense PSA – dopo un’attenta analisi – assegna a ogni carta un voto da 1 a 10 sulla base di elementi come graffi, bordi, centratura dell’immagine e altri difetti. Più alta è la certificazione, più rara diventa la combinazione tra carta e stato di conservazione. Una particolare versione di Pikachu della Legendary Collection del 2002, per esempio, conta appena 35 esemplari con valutazione PSA 10. E il salto di prezzo può essere impressionante: una carta venduta per circa 250mila sterline in condizioni PSA 10 può valere intorno alle 15mila sterline con una valutazione PSA 9.

Il successo del mercato ha però creato anche un problema di capacità. Secondo i dati di GemRate citati dal Financial Times, PSA ha processato oltre 1,3 milioni di carte Pokémon soltanto ad agosto, circa dieci volte il volume registrato nello stesso mese del 2021. A maggio la società aveva sospeso alcune richieste per le carte di valore più basso proprio a causa dei limiti di capacità. Anche intermediari britannici specializzati nell’invio delle carte ai grader hanno segnalato una crescita senza precedenti e hanno dovuto interrompere temporaneamente le nuove richieste.

Il fenomeno è ormai visibile anche fisicamente, con le manifestazioni dedicate alle carte collezionabili che hanno visto schizzare il numero di partecipanti. Il FT cita il caso di Card Con di Farnborough, in Inghilterra, che quest’anno ha visto circa 10mila visitatori, il doppio rispetto all’anno precedente. I compratori arrivano con migliaia di sterline in contanti, i venditori prendono precauzioni di sicurezza e alcuni collezionisti preferiscono mantenere l’anonimato. Il motivo è anche molto concreto: le carte più preziose sono diventate beni facilmente trasportabili e di altissimo valore. Il Financial Times ricorda anche il furto avvenuto ad agosto nel negozio londinese di Fanatics Collectibles, mentre nel 2025 la polizia di Manchester aveva sequestrato un bottino di carte Pokémon rubate dal valore stimato di 250mila sterline.

La speculazione, intanto, non riguarda più soltanto i grandi patrimoni. C’è chi compra per rivendere e chi accumula pensando al futuro. Un commerciante ha raccontato al FT di aver recentemente venduto una Mario Pikachu per circa 20mila sterline, dopo averla acquistata otto anni prima per appena 30 sterline. Dunne, invece, sostiene di aver venduto nell’arco di tre settimane tre carte della propria collezione privata per circa 300mila sterline complessive, dopo averle acquistate un anno prima per circa la metà.

Naturalmente, come in ogni mercato di beni da collezione, il rendimento passato non garantisce quello futuro. Il prezzo dipende da domanda, rarità, autenticità, stato di conservazione e, soprattutto, dalla capacità di trovare un compratore disposto a pagare quella cifra. “Fin che ce n’è, viva il re, direbbe qualcuno.

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