
L’Italia, con una produzione di 6,3 milioni di tonnellate, si conferma seconda al mondo dopo gli Usa e davanti alla Cina. Rodolfi (Anicav): «Forti criticità dai costi, serve attenta programmazione per il 2027»
La campagna di trasformazione del pomodoro da industria 2026 si chiude in Italia con una produzione complessiva di 6,3 milioni di tonnellate, in aumento rispetto allo scorso anno. Un risultato che consolida il nostro Paese come secondo produttore al mondo (dopo Usa e prima della Cina) e che si inserisce in un contesto caratterizzato da un significativo incremento delle superfici coltivate, pari a 86.382 ettari (di cui 48.313 nel Bacino Nord e 38.069 nel Bacino Centro Sud). Lo comunica Anicav, l’Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali.
La campagna è stata particolarmente complessa per le aziende di trasformazione che, per garantire l’alta qualità delle produzioni, hanno dovuto fare i conti con un forte incremento dei costi energetici. Sempre secondo quanto riporta Anicav, nel periodo di lavorazione del pomodoro il prezzo medio del gas è più che raddoppiato rispetto al 2025 (+103%), mentre quello dell’energia elettrica ha registrato un aumento del 78%, aggravando ulteriormente la pressione sui costi industriali.
«Questi incrementi dei costi energetici, che hanno inciso pesantemente sia sui processi produttivi che sui trasporti, e un prezzo del pomodoro che continua a essere il più alto [...]
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