Ponte sullo Stretto, via libera del Consiglio superiore dei lavori pubblici alla progettazione esecutiva

In un comunicato il Mit informa dell’approvazione unanime da parte dell’organismo

L’assemblea generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, convocata per esaminare e discutere del Collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, con voto unanime ha dato il via libera alla successiva fase della progettazione esecutiva.

Lo si legge in una nota del Ministero dell infrastrutture e dei trasporti.
L’approvazione lo scorso 5 agosto da parte del Consiglio dei ministri della delibera Iropi, motivazioni imperative di rilevante interesse pubblico per il Ponte sullo Stretto di Messina nell’ambito delle procedure previste dall’articolo 6.4 Habitat dell’Unione Europea era stata salutata dal Mit come «un passo importante che conferma come l’iter del Ponte sullo Stretto di Messina stia andando avanti, considerato anche che la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) sono state completate con successo».

Occhiuto: il ponte attrattore di sviluppo

«Il ponte sullo Stretto sarebbe un grandissimo attrattore di sviluppo per la Calabria e la Sicilia. Avremmo tutti gli occhi del mondo puntati sulle città di Reggio e Messina. Sarebbe un peccato sprecare questa occasione. Mi auguro che possano partire presto i lavori», ha commentato il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto.

Per l’avvocata Aurora Notarianni di Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf il governo «alimenta aspettative con dichiarazioni evanescenti sull’avvio della grande opera, la registrazione alla Corte dei conti dell’Accordo di programma non equivale a un via libera definitivo, si tratterebbe di un provvedimento adottato in ossequio al principio di continuità amministrativa. Ogni futuro accordo dovrebbe essere accompagnato da un formale decreto di approvazione».

La Cgil aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti ponendo l’attenzione in particolare sull’impiego di «circa 1,3 miliardi di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione della Regione Siciliana, con conseguente possibile incidenza del pregiudizio erariale denunciato anche sulla programmazione economica e infrastrutturale regionale», sulla «mancata determinazione definitiva del prezzo complessivo che espone le finanze pubbliche a un rischio particolarmente elevato di aggravio dei costi» e «l’assenza di verifiche documentate sulla permanenza dei requisiti di qualificazione e affidabilità degli operatori economici coinvolti».

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