Pontormo, una mostra eccelsa per il ghiribizzoso genio della Maniera

La grande monografica Pontormo è visitabile alle Scuderie del Quirinale fino al 7 febbraio 2027

“Presero il volo i suoi colori / in una nuova incandescenza” scriveva di lui il poeta Mario Luzi. E dunque, si, i colori cangianti, i celeberrimi panneggi, lo stile elaborato, la tensione spasmodica, la potente maestria del disegno e quella sua personalissima raffinata grazia, tutto contribuì col suo carattere umbratile a farne il maestro Ghiribizzoso, secondo la definizione del Vasari: al principe della Maniera, Jacopo Carucci da Pontormo, passato alla grande storia dell’arte italiana come Pontormo (Pontorme, Empoli, 1494 – Firenze, 1557) le Scuderie del Quirinale dedicano una imperdibile esposizione. E che mostra, finalmente una monografica come da tradizione italiana, con tutto quel che si poteva portare a Roma fuori dai confini della Toscana e dai più grandi musei europei e non solo, racchiusi in un percorso che è un crescendo con sullo sfondo al primo piano il climax della Deposizione da Santa Felicita e al secondo la Visitazione da Carmignano, passando per il meraviglioso Ritratto d’orafo dal Louvre, Ritratto di alabardiere dal The J. Paul Getty Museum di Los Angeles o per quello di Cosimo il Vecchio dagli Uffizi.

Protagonista della grande stagione del Cinquecento fiorentino che segna l’origine della Maniera nell’alveo del pieno Rinascimento, Pontormo è stato un innovatore originale e fervido la cui opera ha ispirato artisti del Novecento. Oggetto del desiderio di musei e collezionisti di tutto il mondo, Jacopo è al tempo stesso popolare e amato per la sua pittura inquieta e splendida, che ci parla e ci coinvolge al di là del tempo. Ammirato perfino da Michelangelo, allievo prima di Mariotto Albertinelli, poi di Leonardo e Piero di Cosimo e quindi collaboratore di Andrea del Sarto, le sue indomite capacità narrative in lui si unirono a un dinamismo impetuoso, venato di turbate colorate inquietudini, di astrazione e di naturalismo (noduli di verità per il Longhi) che, da par suo, rese con la maestria virtuosistica dall’eccelso disegno.

Accompagnati dalla professoressa Crisitina Acidini, che è la curatrice di questa grande mostra, cominciamo con fare il punto sulla grande Pala Capponi…caposaldo dell’arte italiana e opera controversa fin dall’attribuzione del titolo (Pietà?, Trasporto di Cristo?) …

“È una composizione che è stata più volte commentata per la sua originalità. Non c’è un’architettura, non c’è un ambiente pavimento e un cielo uniforme con una sola nube. Il resto è bensì un’architettura di figure che si addensano attorno alla Madonna dolente per la morte del figlio. E in primo piano vediamo il corpo di Cristo trasportato da due figure, probabilmente angeli senz’ali. Si tratta di un’innovazione che Pontormo ha introdotto nel soggetto. Ci rende appunto incerti sul momento che viene rappresentato. Se Cristo venga portato alla madre per giacere sulle sue ginocchia o se venga da lei portato via per essere trasportato al sepolcro. Certamente è una scena commovente per il dolore universale che esprime quella della madre di fronte a un figlio morto, ma anche di una bellezza sconvolgente per la poesia delle figure così sapientemente composte nei loro gesti e soprattutto per i colori, quei colori che Giorgio Vasari criticò perché non c’era abbastanza chiaroscuro e che, invece, compongono una sinfonia di azzurri, di rosa, di sfumature cangianti che rende l’opera davvero una sorta di visione.

Passiamo ora a commentare sempre con lei Acidini un altro grande capolavoro, frutto della collaborazione con il grande Michelangelo, La Venere e Cupido, (1533/1534) proveniente dalla Gallerie dell’Accademia di Firenze…

“Venere era destinata a Bartolomeo Bettini che voleva allestire una camera con i poeti toscani che avevano cantato l’amore in volgare e la dea stessa dell’amore. Si tratta di una collaborazione straordinariamente interessante tra i due grandi artisti. Michelangelo, quando vide gli esordi di Pontormo che aveva vent’anni, disse Questo ragazzo se vive sarà un grande. E così accadde, tanto che Michelangelo gli diede fiducia quando fu richiesto a Michelangelo di creare una Venere come questa alla nostre spalle, e anche un Noli me tangere (presente in mostra da collezione privata) che aveva un’altra destinazione. Qui Michelangelo si limitò a fornire il cartone, ma scelse Pontormo perché colorista. E poi le tavole.

 E questo accadde con grande successo e con grande soddisfazione. Fino a un certo punto, perché poi proprio questa Venere fu la causa della loro rottura di rapporti. La tavola fu sottratta. Pontormo, che la stava ultimando dal duca Alessandro de’ Medici e Michelangelo, non perdonò a Pontormo di averla lasciata andare senza resistenza e quindi ruppe i rapporti con lui.

Fra i camei [...]

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