
Univendita-Confcommercio lancia il primo Osservatorio: il 63% è soddisfatto dei guadagni. Tre su quattro fanno questo lavoro per arrotondare le entrate. I più giovani attirati dalle possibilità di formazione
La trasformazione digitale ha trasformato profondamente anche il lavoro di chi si occupa di vendite porta a porta, creando un identikit nuovo dei venditori, una categoria che nel nostro Paese conta circa 100mila addetti. In premessa va detto che quasi i tre quarti di coloro che fanno questo mestiere lo fanno per arrotondare le loro entrate, mentre solo un quarto lo fa come principale lavoro. La maggior parte sono donne, circa il 90% e, a dimostrazione dell’evoluzione del mestiere, il 78% dice di utilizzare quotidianamente o con regolarità gli strumenti digitali, a supporto della propria attività, con una preminenza di smartphone più app dedicate fornite dalle aziende rispetto ad altri device come pc o tablet.
Il principale motivo di apprezzamento fa riferimento a quanto sta emergendo in tanti studi sulle priorità delle persone, soprattutto appartenenti alle nuove generazioni e cioè l’equilibrio vita e lavoro e i guadagni. Secondo il primo osservatorio Univendita-Confcommercio, realizzato su un campione di circa 8.500 lavoratori per 9 su dieci il work-life balance è un elemento decisivo, così come la gestione autonoma del tempo. L’86,5% conta di poter modulare l’attività nel tempo e l’84,6% dà peso all’emancipazione economica.
Il 63,1% è soddisfatto dei propri guadagni rispetto all’attività svolta. La percentuale sale al 73,2% tra gli incaricati under 25. Un dato che smentisce il cliché della professione transitoria è nel 70,5% degli addetti che lavora nel comparto da almeno quattro anni e nel 53,8% che fa questo lavoro da almeno sette. Quest’ultimo valore sale oltre il 70% per gli over 55. Il fatto che nove su dieci siano donne, [...]
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