
La famiglia Wilhelmsen conferma per altri 16 anni il sostegno al premio dell’Henie Onstad Kunstsenter. Un modello che lega risorse private, legittimazione museale e visibilità globale degli artisti contemporanei
In un sistema dell’arte nel quale il sostegno alla produzione contemporanea è sempre più legato alla capacità di combinare risorse private, riconoscimento istituzionale e costruzione delle collezioni, il Lise Wilhelmsen Art Award Programme offre un caso interessante. Promosso dalla famiglia Wilhelmsen in collaborazione con l’Henie Onstad Kunstsenter in Norvegia, è molto più di un riconoscimento da 100 mila dollari. Il programma biennale affianca al premio una mostra personale e l’acquisizione di opere per la collezione permanente del museo, che conta oltre 8 mila lavori.
L’accordo tra la famiglia Wilhelmsen e il museo è stato confermato per altre otto edizioni nell’arco di 16 anni, garantendo continuità a un progetto che unisce mecenatismo privato e valorizzazione dell’arte contemporanea, oltre a rafforzare la posizione del museo nel circuito internazionale dell’arte contemporanea. Il valore del premio risiede, soprattutto, nella sua capacità di concentrare in un unico dispositivo risorse economiche, legittimazione curatoriale, visibilità museale e acquisizioni e la combinazione di questi fattori può rafforzare la posizione di un’artista nel sistema internazionale.
Dal 2019 il premio è stato assegnato a quattro artiste internazionali: Otobong Nkanga (1974), Guadalupe Maravilla (1976), Alia Farid (1985) e, nel 2025, Lap-See Lam. Le ricerche di questi artisti affrontano temi centrali nel dibattito globale, dalle risorse naturali alle migrazioni, dalle identità culturali alla memoria.
Per Lap-See Lam, classe 1990 nata in Svezia da genitori cinesi questo riconoscimento si inserisce in un percorso di crescente visibilità internazionale Rappresentata dalla galleria berlinese Galerie Nordenhake GmbH, (prezzi da 15 a 60 mila euro per le sue opere scultoree, mentre i suoi video immersivi si aggirano intorno ai 45.000 euro) nella sua ricerca utilizza video, scultura, installazione e realtà virtuale per interrogare la trasmissione del patrimonio culturale e le trasformazioni dell’identità nella diaspora cantonese in Europa. Le storie familiari, compresa quella del ristorante cinese aperto a Stoccolma dalla nonna dopo l’arrivo da Hong Kong negli anni Settanta, diventano materia per opere nelle quali tradizioni narrative, miti e tecnologie digitali si incontrano. Il percorso di Lam offre un punto di [...]
Articolo precedente
JB Burger, lo smash (e il pastrami) di Bastianich accelera i piani di sviluppo
Articolo successivo
Norton cambia pelle: debutta la rivoluzionaria 450 Urban

