La ragioneria generale dello Stato ha aggiornato le tabelle in base alle aspettative di vita. Per la pensione anticipata i requisiti degli uomini sono destinati ad aumentare a 43 anni e 4 mesi (2029) per poi salire a 43 anni e 6 mesi (2031), con un ano in meno per le donne

Continuano a spostarsi in avanti l’età e i contributi necessari per il pensionamento, per effetto dell’adeguamento alle aspettative di vita. Nel 2029 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e sei mesi, mentre nel 2031 vi sarà un ulteriore incremento di due mesi e si dovranno aspettare 67 anni e 8 mesi. Analogamente per la pensione anticipata i requisiti degli uomini sono destinati ad aumentare a 43 anni e 4 mesi (2029) per poi salire a 43 anni e 6 mesi (2028), con un anno in meno per le donne.

La previsione è contenuta nelle tabelle della Ragioneria generale dello Stato nel rapporto “Le tendenze di medio lungo periodo del sistemo pensionistico e socio sanitario” . A questo proposito va ricordato che, per effetto della legge di Bilancio nel 2027 i requisiti pensionistici crescono di una mensilità e nel 2028 di ulteriori due: quindi il prossimo anno si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese di età e nel 2028 con 67 anni e tre mesi. Per la pensione anticipataa saranno necessari agòi uomoni 42 anni e 11 mesi di contributi nel 2027 e 43 anni e un mese nel 2028 (un anno in meno alle donne).

Le tabelle della Rgs certificano la previsione di un innazamento nel 2029 di 3 mesi dei requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento, che salgono così a 67 anni e 6 mesi per la pensione di vecchiaia (con 20 anni di contributi) e a 43 anni e 4 mesi per la pensione anticipata (1 anno in meno per le donne), per adeguarli alle aspettative di vita. Dal 2031 si aggiungono altri 2 mesi (67 anni e 8 mesi per la pensione di vecchiaia, 43 anni e 6 mesi per la pensione anticipata, un anno in meno per le donne). Il 26^ Rapporto 2025 elaborato dal ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato è stato pubblicato a luglio, in aggiornamento del documento anticipato da Il sole 24 ore lo scorso 23 gennaio.

Nello stesso documento si conferma la cosiddetta “gobba pensionostica” che prevede un aumento progressivo della spesa pensionistica in rapporto al Pil che raggiungerà nel 2041 il massimo del 17,1%, mantenendosi su questo ivello nel triennio successivo, per effetto dell’invecchiamento della popolazione e dell’uscita dal lavoro di generazioni di lavoratori assai numerose. L’aumento, si legge nel Rapporto della Rgs è «collegato all’ingresso in quiescenza delle generazioni del baby boom, solo parzialmente compensato dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall’effetto del contenimento degli importi pensionistici esercitato dalla graduale applicazione del sistema di calcolo contributivo sull’intera vita lavorativa». Dal 2045 in poi il rapporto scenderà portandosi al 16,2% (2050) e al 14 (2070).

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