Procura europea efficace, ma passi da fare sulle garanzie

Salto di qualità nelle indagini sulle frodi comunitarie. Tutele però da rendere più uniformi

Procura europea promossa, ma passi ancora da fare su standard adeguati di garanzie difensive. La Commissione europea ha pubblicato la prima relazione sull’attuazione e sull’impatto del Regolamento Ue 2017/1939 che ha istituito la Procura europea (Eppo), accompagnata dallo Staff working document. Una valutazione prevista dall’articolo 119 del Regolamento, destinata a verificare, a cinque anni dall’avvio operativo non soltanto l’efficacia e l’efficienza del nuovo organismo, ma anche la correttezza e l’omogeneità dell’attuazione del Regolamento negli Stati membri, la coerenza del sistema, il valore aggiunto europeo e le aree nelle quali risultano necessari ulteriori interventi.

La valutazione rileva che Eppo ha generalmente utilizzato le risorse di cui è stata destinataria in modo efficiente per raggiungere i propri obiettivi, in un contesto in cui l’entità della sua attività operativa ha superato di gran lunga le aspettative. Le previsioni iniziali stimavano che Eppo avrebbe gestito circa 970 casi attivi all’anno a partire dal 2023. In pratica invece, Eppo ha già gestito 515 casi attivi nei primi sette mesi di attività nel 2021, portandoli a 3.602 casi attivi entro la fine del 2025. Il budget e il personale dell’Eppo sono inoltre aumentati notevolmente durante il periodo di valutazione per far fronte al carico di lavoro crescente, anche alla luce degli obblighi di avvio delle indagini in un numero via via crescente di casi.

La Commissione sottolinea che la struttura e il modello operativo della Procura hanno generato notevoli efficienze, soprattutto nelle complesse indagini transfrontaliere. L’Eppo ha migliorato il coordinamento tra giurisdizioni, accelerato indagini e procedimenti penali, e rafforzato la capacità dell’Ue di individuare e indagare sulle frodi transfrontaliere, in particolare i sistemi di frode Iva.

Di certo miglioramenti ulteriori sono possibili con un salto ulteriore di qualità nell’impegno degli Stati membri. Le indagini sono per esempio affidate alle risorse delle forze dell’ordine a livello nazionale e la valutazione rileva che il sostegno fornito a Eppo è disomogeneo tra gli Stati membri, con organismi nazionali di polizia che variano da Stato a Stato. In alcuni casi, i più virtuosi, gli Stati hanno istituito forze di polizia dedicate a sostegno della Procura.

Tuttavia, la valutazione osserva che sono emerse differenze nelle garanzie procedurali nazionali e carenze nella trasposizione dei diritti procedurali, quando invece a dovere essere assicurata è l’uniformità dei diritti di difesa nei procedimenti Eppo, in particolare per quanto riguarda l’assistenza legale, l’accesso ai fascicoli, le pratiche di traduzione e gli standard pre-processuali.

Tra le aree di miglioramento individuate, la Commissione mette così a fuoco innanzitutto la riduzione delle diversità applicative nell’attuazione del Regolamento; il miglioramento delle tutele procedurali per sospetti e persone accusate; lo snellimento delle regole di protezione dei dati di competenza della Procura; il rafforzamento della cooperazione e dello scambio di informazioni con gli attori rilevanti e le autorità dei paesi non appartenenti all’Ue. Cruciale poi la conservazione di una continua attenzione agli strumenti operativi, alle risorse e ai quadri normativi per tenere il passo con forme di frode sempre più complesse e digitali.

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