Pronti 150 milioni per creare alloggi anticaporalato

Le risorse stanziate dal Fondo di coesione saranno indirizzate a recuperare i progetti esclusi dalle misure del Pnrr

Un importante passo avanti nella strategia di lotta al caporalato. Nel decreto Pubblica amministrazione varato oggi è stata introdotta una norma che stanzia un budget di 150 milioni di euro (a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-27) per predisporre alloggi per i lavoratori agricoli nelle zone rurali.

Il compito di individuarli tra edifici pubblici dimessi e strutture rurali inutilizzate e di ristrutturali perché siano destinati ad esigenze abitative è stato affidato al Commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi e la lotta al caporalato in agricoltura, Giovanni Maria Macioce.

Si tratta, quindi, di una fondamentale misura di lotta al caporalato. Il lavoro irregolare in agricoltura si fonda su tre pilastri. I caporali, infatti, svolgono il loro ruolo agendo nell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, nei servizi di trasporto (dai centri urbani alle aree rurali) e nella messa a disposizione di alloggi per i lavoratori. Per questo, il superamento degli insediamenti abusivi e la predisposizione di alloggi per i lavoratori può essere una importante leva di contrasto all’illegalità.

Da un punto di vista finanziario la norma stanzia 150 milioni di euro che tenteranno di recuperare i progetti esclusi dagli stanziamenti del Pnrr (a fronte di 200 milioni ne sono stati spesi appena 30) oltre ad altri contributi individuati nei fondi di coesione comprese le risorse di competenza del ministero del Lavoro.

«Un segnale importante – ha commentato la segretaria generale della Uila, Enrica Mammucari – che darebbe una risposta strutturale a un’emergenza che i sindacati denunciano da anni. Il fenomeno degli insediamenti abusivi è strettamente connesso alla figura del caporale. Dal tema dell’abitazione, come da quello dei trasporti, scaturisce spesso il ruolo di subordinazione nel quale i lavoratori, sia regolari che irregolari, si trovano confinati».

Secondo la segretaria della Uila è molto importante la natura strutturale della risposta che si intende dare.

«Infatti, non è sufficiente che vengano date risposte temporanee – prosegue la Mammucari – ma occorre individuare soluzioni stabili, mediante la messa a disposizione di edifici pubblici dismessi o strutture rurali inutilizzate o ancora mediante soluzioni di housing sociale. Ma – soprattutto – deve trattarsi di edifici che siano vicini ai luoghi di lavoro altrimenti il vincolo di subordinazione si sposta semplicemente dall’alloggio al trasporto. In questa ottica, auspico la possibilità allargare ancora di più il discorso e andare nella direzione di ricostruire comunità integrate e villaggi rurali inclusivi e multiculturali nei quali si tengano insieme soluzioni abitative, servizi ai lavoratori e lotta all’illegalità.

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