
Non è quello che avrebbe voluto Henry Kissinger, ma è un numero di telefono gratuito in tutta l’Unione Europea che i cittadini possono chiamare “per qualsiasi domanda riguardo all’UE” e dal quale ottengono risposte nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione, oltre che in russo ed ucraino. Dall’inizio del 2025 allo scorso giugno, il servizio ha ricevuto oltre 51mila chiamate, di cui circa 3.200 dall’Italia
“Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?” è una citazione attribuita ad Henry Kissinger, che si lamentava di non avere un singolo interlocutore che rappresentasse il continente. Il diplomatico statunitense doveva parlare con troppi leader politici e, invece, in caso di emergenza, avrebbe voluto un solo numero a cui telefonare.
Non è certo che Kissinger abbia pronunciato quella frase; lui stesso dice di non ricordarla.
È certo, invece, che, anche se con una funzione diversa da quella desiderata dal celebre Henry, oggi un numero di telefono per parlare con l’Europa esiste ed è l’800 67 89 10 11.
Si tratta di un numero gratuito in tutta l’Unione Europea che i cittadini possono chiamare “per qualsiasi domanda riguardo all’UE” e dal quale ottengono risposte nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione, oltre che in russo ed ucraino. Dall’inizio del 2025 allo scorso giugno, il servizio ha ricevuto oltre 51mila chiamate, di cui circa 3.200 dall’Italia.
“La Commissione europea comunica e interagisce con i cittadini attraverso numerosi canali diversi: le nostre rappresentanze negli Stati membri, i centri Europe Direct, i siti web ufficiali e le piattaforme dei social media, nonché il centro di contatto Europe Direct”, spiega la portavoce della Commissione Arianna Podestà.
Il numero di telefono è uno dei servizi garantiti proprio dal centro di contatto Europe Direct. “È la linea di assistenza dell’UE”, continua Podestà, spiegando che fornisce risposte anche via posta elettronica o chat. La maggior parte delle richieste, ormai, passa chiaramente per questi canali digitali, ma ci sono ancora persone che, per età avanzata o scarse competenze, preferiscono una chiamata.
Sempre considerando il periodo che va da gennaio 2025 a giugno 2026, il 68% delle circa 169mila domande è arrivato a Europe Direct via mail, solo il 2% tramite chat mentre il telefono resiste, rappresentando ancora un significativo 30% delle richieste totali.
Del resto, il telefono garantisce la possibilità di spiegarsi meglio, e poi anche contatto e calore. Gli operatori del servizio raccontano che un cittadino, telefonata dopo telefonata, si era talmente affezionato a uno di loro che a un certo punto gli ha dedicato persino una poesia.
A volte, invece, chi risponde per conto dell’Ue riceve richieste bizzarre o strampalate, che fanno sorridere, come quell’operatrice che si è sentita chiedere a chi ci si deve rivolgere per denunciare l’attacco di un vampiro. Non è chiaro se la telefonata arrivasse dalla Transilvania, la regione della Romania cui è legata la leggenda di Dracula….
In realtà, la maggior parte delle richieste che giungono ad Europe Direct è di tenore ben più serio. Negli ultimi diciotto mesi, l’argomento principale è stato quello delle istituzioni UE (16,0%), seguito dalla politica in materia di istruzione e cultura (10,7%) e dalla politica occupazionale e sociale (10,2%).
Le richieste italiane, invece, seguono priorità diverse. In un caso su cinque, i nostri concittadini si rivolgono all’Ue per chiedere informazioni in materia di occupazione e politica sociale. Poi, seguono l’interesse verso gli organismi dell’Unione e le sue politiche educative e culturali.
“Le domande che abbiamo ricevuto dai cittadini italiani erano per lo più di natura pratica”, riprende la portavoce della Commissione UE, Podestà. “Ad esempio – continua – gli studenti avevano bisogno di aiuto per redigere il proprio curriculum Europass in vista di candidature di lavoro, i giovani professionisti chiedevano informazioni sulle opportunità di carriera all’interno delle istituzioni dell’UE, mentre altri verificavano i propri requisiti di ammissibilità a DiscoverEU, Erasmus+ e ad altri programmi dell’UE in materia di istruzione e mobilità giovanile.
“Abbiamo inoltre ricevuto da parte di ricercatori richieste di informazioni sui progetti finanziati dall’UE e da parte di imprese che necessitavano di supporto in materia di strumenti digitali, accesso al mercato e normative dell’UE”, aggiunge.
Meno interesse, invece, riscuotono altri temi, come la migrazione o i diritti dei consumatori, che rappresentano rispettivamente il 4% e il 5% circa delle richieste totali, con valori in entrambi i casi sotto la media. Complessivamente, l’Italia è il Paese da cui è venuto il secondo numero più alto di richieste. Solo i tedeschi ne hanno fatte di più, mentre dopo le nostre arrivano quelle di Spagna, Francia e Belgio.
In conclusione, decido di provare il servizio in prima persona. Chiamo il numero e parlo in italiano con una gentile operatrice: le chiedo se può aiutarmi a capire quali e quanti fondi europei siano arrivati negli ultimi anni al mio comune di origine, in provincia di Milano.
Lei mi orienta, spiegandomi come funziona in linea di massima il meccanismo che porta le risorse economiche europee da Bruxelles ai territori, mi chiede se sono interessato a dei fondi nello specifico e poi conclude la telefonata di una decina scarsa di minuti dicendo che mi invierà una mail con maggiori dettagli nel giro di due giorni lavorativi.
Puntualmente, il messaggio arriva e…
La mail, inoltre, qualora il telefono non bastasse, consiglia anche di rivolgersi ai centri fisici di Europe Direct, presenti in tutti i Paesi dell’Unione Europea. “La maggior parte dei cittadini – spiega Podestà – cerca risposte digitali rapide alle loro domande. Tuttavia, sappiamo che alcuni di loro preferiscono ancora ottenere le informazioni di persona”.
In Italia, i centri Europe Direct sono 46 e, riprende ancora la portavoce della Commissione, “collaborano con partner locali come università, biblioteche e comuni”. “Oltre a fornire ai cittadini un accesso diretto alle informazioni sulle politiche, le priorità e le fonti ufficiali dell’UE, si impegnano anche con le comunità locali, ad esempio organizzando tavole rotonde con i cittadini, attività nelle scuole, dibattiti ed eventi”, conclude.

