
Per la Cassazione si tratta di falso ideologico in caso di richiesta di accesso a finanziamenti pubblici
Commette falso ideologico l’amministratore della società che tace, nella richiesta di finanziamento pubblico, l’assoggettamento della medesima società a un procedimento per infrazione del decreto 231. Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza 32893 della Quinta sezione penale con la quale è stata confermata la condanna inflitta all’amministratore unico di una srl che aveva chiesto di ottenere i finanziamenti previsti dal fondo rotativo 394/81, non rendendo noto un procedimento penale a suo carico dal quale era poi derivata anche l’indagine a carico della società per violazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti.
La Corte d’appello aveva chiarito che il modulo di domanda per accedere ai finanziamenti, sottoscritto dall’imputato, conteneva espressamente l’attestazione sull’inesistenza di procedimenti pendenti a carico dell’impresa con riferimento al decreto n. 231 del 2001 e che la dichiarazione era espressamente soggetta all’obbligo di verità. I giudici di merito avevano allora evidenziato l’obbligo di autocertificazione a carico dell’amministratore e l’irrilevanza, per il falso ideologico, del fatto che la circolare ministeriale non prevedesse il requisito della inesistenza di procedimenti.
La Cassazione ricorda, tra l’altro, che chi attesta l’assenza di procedimenti penali a suo carico, avendo invece ricevuto un avviso di pendenza, è tenuto a un doveroso controllo sull’avvenuta definizione di tale procedimento. In assenza di questo controllo, commette il reato di falso ideologico, che, essendo punibile a titolo di dolo, deve considerarsi punibile anche a titolo di dolo eventuale, con esclusione di responsabilità soltanto in caso di colpa.
Inoltre, osserva la Cassazione, la circostanza che dal certificato dei carichi pendenti non risultassero procedimenti a carico della società di cui l’imputato era amministratore unico deve essere [...]
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