
Il confronto costruttivo tra manager e imprenditore favorisce decisioni più ponderate, valorizzando la fiducia e la complementarità tra visione e operatività
Le aziende di successo sono accomunate da un pattern: sono guidate da un grande visionario affiancato da un grande manager. Personaggi come Francesco Milleri (CEO di EssilorLuxottica) o Andrea Guerra (oggi CEO di Prada e in passato CEO del Gruppo LVMH) hanno avuto un ruolo determinante nel successo dei colossi per cui hanno lavorato anche grazie alla capacità di orientare le scelte degli imprenditori.
Chi indica la via e chi la fa percorrere. Due mestieri complementari che possono arricchirsi contaminandosi a vicenda. Il sano confronto permette al manager di entrare nella visione dell’imprenditore e all’imprenditore di comprendere i processi operativi guidati dal manager.
Questo dualismo interessa le aziende familiari, nonché la stragrande maggioranza (circa l’80% secondo dati ISTAT) del tessuto imprenditoriale del Paese. Ecco perché, soprattutto in Italia, abbiamo bisogno di manager che sappiano stare al fianco degli imprenditori.
Il manager è colui che trasforma gli obiettivi definiti dall’imprenditore in risultati. È un facilitatore delle competenze altrui: il suo impatto è legato più al “saper far fare” che al “saper fare”.
Intesse contemporaneamente due relazioni: quella con l’imprenditore e quella con le persone che è incaricato di far crescere. È dunque il punto di congiunzione tra visione e operatività, tra piano strategico e piano pratico. Ed è proprio questa doppia interazione a fornirgli una visione spesso acuta.
L’imprenditore opera in una quotidianità costellata da continue decisioni. Alcune più ordinarie, altre capaci di determinare il futuro dell’azienda e delle persone che ne fanno parte. Di fronte a questa inevitabile pressione, il manager può rivelarsi un prezioso alleato: una persona di fiducia con cui confrontarsi, che lo aiuti a ponderare le scelte con lucidità.
Per apportare un reale valore, il manager deve avere il coraggio di mettere in discussione le sue idee. Non per ostacolare il suo pensiero ma per allargarlo. Fungere da “mismatcher” fornendo un punto di vista alternativo, pur rispettando la sua visione. Perché per quanto brillante, l’imprenditore avrà sempre un punto cieco nella sua visuale, che può essere illuminato attraverso un dialogo costruttivo.
Il rischio di alcuni imprenditori è circondarsi, più o meno consapevolmente, di persone sempre pronte ad assecondare le loro decisioni anche quando intimamente non le condividono. Una tendenza alimentata da numerosi fattori tra cui l’asimmetria di potere, il timore delle conseguenze [...]

