
Lotta all’evasione. Pienamente operativa la stretta della manovra 2026 per liquidare l’imposta a chi fattura ma non invia la dichiarazione
Il Fisco ora presenta il conto dell’Iva dovuta a chi ha emesso fatture o trasmesso scontrini elettronici (corrispettivi) per operazioni rilevanti ma, essendone obbligato, non ha presentato la dichiarazione sull’imposta sul valore aggiunto. Un conto che adotta una procedura di recupero sprint: 60 giorni di tempo per fornire chiarimenti al Fisco o pagare se la comunicazione ricevuta è corretta. Per chi non si muove o in un senso o nell’altro scatta l’iscrizione a ruolo, ossia detto in altri termini si entra subito nel territorio della riscossione con la possibilità anche di azionare le maniere forti.
Può sembrare controintuitivo ma le prime 1.400 comunicazioni in partenza dall’agenzia delle Entrate rappresentano la chiusura di un cerchio. Perché l’amministrazione finanziaria può azionare a pieni giri il patrimonio informativo di cui dispone e che continua ad accumulare giorno dopo giorno. Un database in cui ogni anno confluiscono 2,5 miliardi di fatture elettroniche, ma non solo perché ci sono tutte i corrispettivi telematici e anche i dati delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva (Lipe). Ecco perché con tutto questo volume di informazioni il Fisco può chiudere il cerchio intorno alle situazioni di anomalia, come la mancata presentazione della dichiarazione Iva e presentare il conto della liquidazione dell’imposta. L’input è arrivato dalla manovra 2026 che ha messo in campo questa nuova mossa antievasione con previsioni tutt’altro che poco significative: i recuperi attesi ammontano a 646 milioni di euro sia per il 2026 che per il 2027 e sono destinati a salire fino ad arrivare a quasi un miliardo di euro nel 2030. La messa a terra del meccanismo è avvenuta con un provvedimento firmato dal direttore delle Entrate Vincenzo Carbone in pieno agosto, dopo la necessaria fase di messa a punto dello strumento. Ora si passa alle comunicazioni. Comunicazioni che hanno un valore più forte delle lettere di compliance, proprio per gli effetti destinati a scattare per chi rimarrà del tutto inerte.
Nel fac-simile che «Il Sole 24 Ore» ha potuto consultare, il Fisco sottolinea al contribuente che nel 2022 ha emesso fatture elettroniche e/o trasmesso corrispettivi telematici per operazioni rilevanti ai fini Iva ma non risulta presentata la dichiarazione annuale Iva per lo stesso anno d’imposta (modello Iva 2023). Pertanto, in base alla nuova procedura di liquidazione sprint (la manovra 2026 l’ha disciplinata nell’articolo 54-bis.1 del decreto Iva, il Dpr 633/1972), l’Agenzia comunica di aver calcolato l’imposta dovuta sulla base delle fatture elettroniche emesse e ricevute, dei corrispettivi telematici trasmessi e dei dati delle liquidazioni periodiche, tenendo conto dei versamenti eventualmente eseguiti.
A questo punto si apre il bivio per il contribuente. Se ritiene che «alcuni dati o elementi non siano stati considerati, o siano stati valutati erroneamente», entro 60 giorni dalla data in cui ha ricevuto la comunicazione il diretto interessato può fornire i chiarimenti all’ufficio indicato nella lettera utilizzando il servizio «Consegna documenti e istanze», disponibile nell’area riservata del sito delle Entrate. Nel caso in cui, invece, non ha nuovi elementi da fornire, il destinatario può regolarizzare la posizione versando il totale richiesto entro 60 giorni dalla data in cui ha ricevuto la comunicazione, utilizzando il modello di pagamento F24 già compilato fornito in allegato. L’importo dovuto è comprensivo di imposta, interessi e sanzione per omessa presentazione della dichiarazione, che però è ridotta a un terzo. Tutto il dettaglio è riportato nel «Prospetto delle somme dovute» riportato sempre all’interno della comunicazione. Per il pagamento – ricorda sempre l’Agenzia – non è possibile avvalersi della compensazione e non è ammessa la rateizzazione.
Trascorsi i 60 giorni senza fornire chiarimenti o senza pagare l’F24, scatta direttamente l’iscrizione a ruolo a titolo definitivo spianando così anche la strada alla riscossione, con la possibilità di attivare le “maniere forti” (da fermi e ipoteche ai pignoramenti).
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