Report, la Rai volta pagina: Presutti e Piervincenzi alla conduzione.

Il comunicato di Viale Mazzini chiude la partita sul programma di Rai3. Quanto a Ranucci, avrebbe trenta giorni per scegliere. La proposta più concreta sarebbe una corrispondenza estera per RaiNews24

Su Report la Rai mette il punto. Su Sigfrido Ranucci, invece, la frase è ancora aperta anche se, il punto fermo c’è anche qui: il giornalista non sarà più il conduttore di Report.

Dopo settimane di indiscrezioni, riunioni, verifiche interne e tensioni politiche, Viale Mazzini ha annunciato che dalla prossima stagione il programma d’inchiesta di Rai3 sarà affidato a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Una conduzione a due che segna, senza più margini di ambiguità, la fine dell’era Ranucci alla guida della trasmissione.

«La scelta apre una nuova fase per uno dei programmi più importanti dell’offerta di approfondimento del Servizio Pubblico», scrive la Rai, spiegando che Presutti e Piervincenzi, entrambi vincitori della selezione per giornalisti professionisti, sono stati scelti «nel segno della professionalità e dell’esperienza maturata sul campo».

Presutti arriva dalla stessa squadra di Report: inviata da anni, specializzata nel giornalismo investigativo, è risultata prima classificata nella selezione Rai. Piervincenzi ha alle spalle Nemo – Nessuno escluso e Popolo Sovrano e soprattutto una lunga esperienza da inviato: nel 2017 fu aggredito a Ostia mentre realizzava un’inchiesta. La scelta, rivendica Viale Mazzini, punta al «rafforzamento del giornalismo investigativo Rai attraverso nuove professionalità interne all’Azienda, selezionate secondo criteri di merito e competenza».

La comunicazione di oggi chiude dunque il capitolo più delicato: Report continuerà, ma senza il giornalista che ne è stato il volto dal 2017. Non chiude però il caso Ranucci. Sul tavolo resta infatti la sua ricollocazione professionale. La stessa Rai rende noto di avergli sottoposto «tre possibili opzioni di ricollocazione professionale, coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in Rai».

Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, Ranucci avrebbe trenta giorni per accettare o respingere le proposte. La più solida porterebbe fuori dall’Italia: una corrispondenza estera per RaiNews24. Una soluzione che consentirebbe all’azienda di garantire al giornalista un incarico compatibile con grado ed esperienza e, contemporaneamente, di separarne nettamente il percorso dal futuro di Report. Gli altri due incarichi proposti non risultano al momento altrettanto definiti.

È l’approdo di una vicenda esplosa dopo gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025 davanti alla casa di Ranucci a Pomezia, quando un ordigno danneggiò le auto del giornalista e della figlia e l’abitazione. A fine giugno sono stati arrestati quattro presunti esecutori materiali; l’indagine della Dda di Roma ha poi puntato su Valter Lavitola come possibile mandante.

Il problema per la Rai è nato soprattutto attorno ai rapporti fra Lavitola e Ranucci e alle conversazioni emerse dall’inchiesta. Nei messaggi acquisiti dagli investigatori comparivano anche riferimenti a una possibile discesa in politica del conduttore: nell’ottobre 2024 Lavitola lo sollecitava, fra l’altro, sull’ipotesi di una candidatura. Ranucci ha sempre rivendicato la natura giornalistica delle proprie frequentazioni e, quando è emerso il ruolo attribuito a Lavitola nell’attentato, ha parlato di «stordimento», ribadendo la propria fiducia negli investigatori.

A luglio la Rai aveva prima sospeso le repliche estive di Report e poi attivato la Commissione per il Codice etico, chiamata a valutare il rispetto dei principi di imparzialità, indipendenza, verifica delle fonti e corretta gestione delle stesse. Il dossier è diventato ancora più delicato ad agosto, quando Lavitola, finito in carcere, ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell’attentato, sostenendo però di averlo organizzato per consentire a Ranucci di ottenere una protezione maggiore. Una ricostruzione giudicata dal gip ancora «fumosa» e sulla quale le indagini proseguono. Ranucci resta, sul piano giudiziario, la vittima dell’attentato.

La Rai, invece, ha compiuto la sua scelta editoriale. E nel comunicato la motiva con una frase che suona anche come la chiave politica e aziendale dell’intera vicenda: il giornalismo d’inchiesta, afferma Viale Mazzini, deve poggiare sulla «credibilità e nell’autorevolezza che solo una piena indipendenza editoriale e un’imparzialità rigorosa possono assicurare».

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