
Tra le economie criminali che usano l’underground banking lavoro nero, frodi e finanziamento del terrorismo. Per il contrasto servono norme chiare
Frodi, crimini digitali, corruzione, evasione fiscale. E ancora, lavoro nero, scommesse illegali e finanziamento del terrorismo. Sono queste alcune delle economie criminali che riciclano denaro facendo uso anche di circuiti finanziari informali, il cosiddetto underground banking. A rivelarlo è il report «Investigating professional money laundering, underground banking, and the use of hawala and other similar service providers», pubblicato il 3 settembre dal Gruppo d’azione finanziaria internazionale (Gafi).
L’uso di sistemi poco trasparenti, si legge nello studio, negli ultimi anni ha preso piede anche al di fuori di contesti criminali che se ne sono serviti tradizionalmente, come il traffico di droga e altri reati che generano grandi flussi di contante. Il traffico di stupefacenti e le frodi sono tra i reati alla base del riciclaggio attraverso questi sistemi nel 40 per cento delle giurisdizioni considerate nello studio. Seguono il contrabbando (35 per cento) e l’evasione fiscale (30 per cento) e, a pari merito (25 per cento), criminalità informatica, corruzione e traffico di essere umani.
L’abuso di questi sistemi – spiegano gli esperti del Gafi – nonostante sia ampiamente diffuso a livello globale, è particolarmente importante in alcune regioni dove, per esempio, c’è una scarsa intermediazione finanziaria regolamentata. Mentre in Africa e in Asia l’underground banking si accompagna spesso a sistemi di pagamento mobile, in Medio Oriente si registrano modelli ibridi che comprendono asset virtuali, pietre [...]
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