Dopo il commissariamento la società di food delivery propone il riconoscimento economico di 14 euro all’ora per i rider. Trattativa ancora in corso con l’amministratore giudiziario

È ancora in corso la trattativa tra la procura di Milano e la società di food delivery Deliveroo, finita in amministrazione giudiziaria lo scorso marzo con l’accusa di caporalato. E tuttavia si intravede un primo possibile accordo, che dovrà essere approvato formalmente dall’amministratore giudiziario scelto dal gip di Milano (su richiesta del pm Paolo Storari che ha avviato l’inchiesta).

Secondo le prime indiscrezioni, la società internazionale, una delle leader nel settore, intende arrivare a pagare i propri rider 14 euro lordi all’ora, aumentando il corrispettivo per consegna a 3,77 euro. Se l’accordo sarà effettivamente sottoscritto, partirà operativamente da settembre.

Non si parla comunque di assunzione dei rider e di riconoscimento del ruolo di dipendenti subordinati alla società: Deliveroo non condivide questa impostazione.

La procura al momento è cauta: il pm starebbe valutando se funziona o meno, non si direbbe contrario a priori ma continua a ribadire che il percorso corretto sarebbe il riconoscimento della subordinazione. Del resto lo ha già detto chiaramente qualche giorno fa per il caso di Glovo, simile a quella di Deliveroo: in questo caso Storari ha dato parere negativo alla richiesta di sospensione dell’amministrazione giudiziaria sottolineando anche che il recente “decreto primo maggio” del governo Meloni spinge a dare l’interpretazione di un rapporto di lavoro dipendente (inoltre nel parere negativo su Glovo il pm ha sottolineato che l’aumento del salario è fittizio perché vengono decurtate tre ore su dieci).

La preoccupazione degli inquirenti è fondamentalmente che l’attività gestita da un account sia di fatto una forma di caporalato digitale, che legittima il lavoro a cottimo e permette di abbassare la paga oraria, e che quindi vada smontata.

Al momento sono in corso le ultime trattative serrate; nei prossimi giorni potrebbero emergere con più chiarezza altri elementi dell’accordo con il commissario. La società è seguita dagli avvocati Paola Severino e Massimiliano Diodà.

Ricapitolando la vicenda, per l’accusa la società avrebbe corrisposto paghe sotto la soglia di povertà ai lavoratori: 3 euro a consegna per cifre attorno ai mille euro al mese. La società e il suo amministratore unico sono stati indagati.

A marzo per il gip, come si legge nel decreto, emergeva che «la gran parte dei rider, nonostante affermi di lavorare un numero di ore significativamente superiore rispetto al normale orario settimanale, percepisce una reddito netto annuo inferiore a quello previsto dal contratto nazionale di lavoro». E quindi «non può negarsi» che si tratti di retribuzioni «non conformi ai parametri» del contratto né tanto meno al «salario minimo costituzionale». Deliveroo aveva dichiarato di aver agito nel rispetto della legge.

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