
Secondo un’analisi di Tuttoscuola, gli edifici scolastici italiani dotati di impianti di raffreddamento sono comunque aumentati nettamente negli ultimi quattro anni, passando da 1.593 a 2.835
Il caldo anomalo che ha colpito il paese a più riprese nel corso dell’estate è tutt’altro che superato e, secondo un approfondimento realizzato dalla rivista specializzata Tuttoscuola, nonostante i progressi rilevati negli ultimi anni, 9 edifici scolastici su 10 continuerebbero a essere privi di condizionatori. L’Italia rimane comunque uno degli stati europei dove le lezioni ricominciano più tardi, dinamica che contribuisce in parte a mitigare i disagi causati dalle temperature estreme.
Dallo studio di Tuttoscuola emerge innanzitutto che negli ultimi quattro anni è stata registrata una crescita evidente nel numero delle scuole dotate di condizionatori: se nel biennio 2020-2021 erano 1.593 (il 3,95% dei 40.342 edifici censiti), nel 2024-2025 sono salite a 2.835 (il 7,20% dei 39.351 finora rilevati), per un aumento totale di oltre 1.200 unità.
Il miglioramento progressivo risulta visibile analizzando i dati del biennio 2021-2022, quando le scuole con impianti di climatizzazione erano diventate 2.116 (il 5,26% del totale) per poi toccare quota 2.509 (6,25%) nel corso dell’anno scolastico successivo. Nel 2023-24 erano infine aumentate a 2.730, il 6,83% dei 39.993 edifici scolastici. La rivista sottolinea inoltre che, nonostante ancora più di nove scuole su dieci siano prive di condizionatori, gli ultimi dati disponibili si riferiscono all’anno scolastico 2024-2025 e che il governo, nell’ambito del Pnrr, ha investito risorse ingenti su questo tipo di impianti.
Per la stesura dell’analisi, Tuttoscuola ha elaborato dati provenienti dal portale del ministero dell’Istruzione, che però non rileva espressamente la presenza di sistemi destinati al raffrescamento degli ambienti, ma si limita a segnalare gli edifici dotati di condizionatori a ventilazione, senza specificare se si tratti di apparecchi utilizzabili sia per il caldo che per il freddo. La rivista, ai fini dello studio, li considera utilizzabili anche per raffreddare gli ambienti.
Per quanto riguarda le aule invece, secondo le stime della rivista, solo poco più di una su 14 sarebbe provvista di impianti di climatizzazione. Assumendo che la loro distribuzione sia mediamente proporzionale a quella degli edifici – si legge nello studio di Tuttoscuola – è possibile stimare che, su un totale di 365.973 classi considerate per il 2024-25, circa 26.350 siano dotate di condizionamento, mentre 339.623 ne siano prive. Il dato ottenuto, però, non è frutto di una rilevazione diretta sulle singole aule, bensì di una stima elaborata sulla percentuale degli edifici.
Anche in questo caso è necessario sottolineare che, secondo l’indagine, il miglioramento negli ultimi anni è stato evidente: nel 2020-2021 sarebbero state meno di 15mila le aule con condizionatori, a fronte di oltre 361mila sprovviste. La crescita è stata graduale negli anni: nel 2021-2022 le classi con impianti di climatizzazione sarebbero diventate 19.682, nel 2022-2023 23.205 e nel 2023-2024 25.115.
Tra meno di due settimane inizieranno a suonare le prime campanelle e gli studenti rientreranno nelle aule. Si comincerà nella provincia autonoma di Bolzano il 7 settembre, mentre gli ultimi a tornare sui libri saranno gli studenti della Puglia, dove le lezioni ripartiranno giovedì 17 settembre. Tuttavia, Tuttoscuola sottolinea che il caldo non può più essere considerato un problema solo delle ultime settimane di maggio e dell’inizio di giugno. In alcune zone del paese, infatti, temperature pienamente estive si protraggono fino a settembre inoltrato.
Secondo il bollettino quotidiano del ministero della Salute sulle ondate di calore, anche se la fase più critica sembra essere passata e la maggior parte delle 27 città monitorate è contrassegnata da bollini verdi, la situazione rimane preoccupante in alcuni comuni, come Palermo, dove il livello d’allerta rimarrà massimo almeno fino a mercoledì, con picchi previsti di 42 gradi.
L’Italia, però, nonostante risulti il paese europeo che prevede il numero di giorni di lezione obbligatori più alto, concede agli studenti uno tra i periodi di pausa estivi più consistenti dell’intero continente, con 97 giorni di stop. In Finlandia, per esempio, nel 2025 le scuole hanno riaperto in una finestra temporale compresa tra il 6 e l’11 agosto, mentre buona parte degli altri stati ha fissato come termine massimo il primo settembre.
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