
Nel decreto approvato martedì 4 agosto in Cdm la nomina di un Commissario straordinario per smaltire oltre 22mila tonnellate di rifiuti ereditati dalla pandemia
Come se non avesse altre priorità da quasi una settimana la politica italiana è tornata ad avvitarsi sul Covid-19. L’audizione dell’ex premier Giuseppe Conte davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione dell’emergenza sanitaria – annullata lunedì, riconvocata mercoledì e poi svoltasi giovedì – continua a dividere maggioranza e opposizione. Ma la pandemia continua a produrre strascichi anche dal punto di vista sanitario. Ad esempio sulla mole dei rifiuti accumulati negli anni scorsi e ancora in attesa di essere smaltiti.
La conferma arriva dal decreto Pa e protezione civile, che martedì ha ottenuto l’ok del Consiglio dei ministri e che, dopo la pausa estiva, inizierà dal Senato il suo iter di conversione in legge. Al suo interno c’è una norma, l’articolo 4, che s’intitola «Disposizioni urgenti in materia di Servizio sanitario regionale e di salute pubblica” e che contiene la nomina di un Commissario straordinario destinato a governare i postumi ambientali lasciati dal periodo pandemico. Dovrà avere una comprovata esperienza nella direzione e gestione di strutture organizzative complesse e sarà lui a dover gestire, entro il 31 marzo 2027, le attività di deposito, custodia, movimentazione, organizzazione dei trasporti, dismissione e smaltimento dei materiali acquisiti in passato dal ministero della Salute.
A colpire è soprattutto la mole dei rifiuti interessati. La relazione tecnica allegata al Dl parla di 312.504 metri cubi di materiali attualmente stoccati. Che corrispondono – si legge nel testo – a«circa 22.692 tonnellate, presso 16 magazzini dislocati sul territorio nazionale». La quasi totalità dei quali, pari al 98,69% (mascherine, tute, camici e guanti), per fortuna, appartiene alla categoria di “rifiuti non pericolosi”.
Il costo della misura non è proprio secondario, visto che è cifrato per 44 milioni di euro per l’anno in corso e 40 per il prossimo. Risorse che vengono reperite attraverso più canali. I primi 44 arrivano da tre fonti: 25 milioni da una riduzione della dote istituita dalla Finanziaria 2008 per le transazioni con i soggetti danneggiati da trasfusioni infette, 10 milioni da una vecchia autorizzazione di spesa contenuta nella finanziaria 2006 e i restanti nove dal Fondo esigenze indifferibili creato dalla legge di stabilità 2015. Per i secondi 40 milioni si attinge a un solo bacino, gli indennizzi dei danni provocati dalle vaccinazioni anti-Covid.
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