Rifiuti speciali, la carenza di impianti spinge all’estero 5,1 milioni di tonnellate

Le elaborazioni di Assoambiente a Ecomondo: export soprattutto verso Germania, Austria, Ungheria per una produzione che è cresciuta negli anni

Rifiuti speciali, in Italia il deficit impiantistico li spinge all’estero. «Le nostre esportazioni sono prevalentemente verso la Germania. Non abbiamo abbastanza impianti per trattare questi rifiuti in Italia. Ed è un peccato, perché è ricchezza che regaliamo gli altri», racconta il presidente di Assoambiente Chicco Testa.

L’associazione – che raccoglie le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana, riciclo, recupero, economia circolare, smaltimento rifiuti e bonifiche – ha elaborato una serie di dati sul comparto nel report “Rifiuti in numeri 2026”, presentato alla fiera di Ecomondo a Rimini.

Nel 2024 l’Italia ha prodotto complessivamente 202 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 29,9 milioni di rifiuti urbani e 172,1 milioni di rifiuti speciali. Se la produzione di rifiuti urbani è rimasta sostanzialmente stabile nell’ultimo decennio (erano 29,7 milioni di tonnellate nel 2014), quella dei rifiuti speciali è aumentata, passando dai 134,4 milioni del 2014 agli attuali 172,1 appunto. Oltre la metà di questi (52,5%) proviene dalle attività di costruzione e demolizione, mentre il 23,1% deriva dal trattamento dei rifiuti e il 15,9% dalle attività manifatturiere.

L’Italia, sottolinea il report di Assoambiente, ha esportato nel 2024 6,4 milioni di tonnellate, pari a circa il 3% della produzione complessiva. Di questi la maggioranza, cioè 5,1 milioni di tonnellate, sono rifiuti speciali, mentre 1,3 milioni sono rifiuti urbani.

Nello specifico, i rifiuti speciali che vanno all’estero sono soprattutto rifiuti del trattamento di rifiuti non pericolosi (770mila tonnellate), plastica e gomma (535mila tonnellate), terre e rocce (348mila tonnellate), rifiuti misti (300mila tonnellate). E le destinazioni principali sono Germania (1,1 milioni di tonnellate), Austria: (0,7), Svezia (0,4), Ungheria (0,3), Francia (0,3), Spagna (0,3). I nostri rifiuti vanno soprattutto verso impianti di recupero della materia o dell’energia.

C’è da considerare anche il contesto dell’Italia, Paese caratterizzato da mancanza di materie prime. Ogni [...]

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