
Intervento previsto grazie a un’intesa con Comtel all’interno del progetto di economia circolare H2-Era Green Valley, nato per produrre idrogeno verde, agricoltura verticale e allevamenti ittici innovatici. Il processo autorizzativo è stato lungo e i lavori non sono ancora iniziati.
Si arricchisce di un data center a impatto zero il progetto di riconversione industriale della ex-Bekaert di Figline Valdarno (Firenze), la fabbrica di filo d’acciaio (steelcord) per rinforzare le gomme auto che nel 2018 annunciò improvvisamente la chiusura e il licenziamento di 318 lavoratori.
Quello stabilimento dismesso è stato acquistato nel 2022 da una cordata di investitori guidata dalla fiorentina Ge-Group, società d’ingegneria fondata da Federico Parma attiva nelle energie rinnovabili, che ha sviluppato un progetto milionario di economia circolare, battezzato H2-Era Green Valley, per produrre idrogeno verde, agricoltura verticale (vertical farming) e allevamenti ittici (fish farming). Il processo autorizzativo è stato lungo e i lavori non sono ancora iniziati.
Ma ora H2-Era Green Valley aggiunge un altro tassello strategico al progetto, firmando un’intesa (memorandum of understanding) con Comtel, gruppo lombardo quotato in Borsa leader nell’integrazione di sistemi Ict, per lo sviluppo di quello che viene definito «il primo data center concepito come parte integrante di un ecosistema industriale di economia circolare a impatto zero».
In pratica il parco fotovoltaico a terra da 84 megawatt previsto dal progetto H2 – secondo i promotori – coprirà il 100% del fabbisogno energetico del futuro data center, garantendo l’autosufficienza da fonti pulite. L’energia prodotta in eccesso alimenterà un impianto di elettrolisi per la generazione di idrogeno verde; l’ossigeno derivante dal processo di elettrolisi verrà impiegato in un allevamento ittico a ciclo chiuso dedicato alla produzione di salmone; il calore di scarto generato dal data center verrà recuperato per la climatizzazione di una vertical farm, riducendo ulteriormente i consumi energetici complessivi del complesso produttivo. Ciascuna attività, in sostanza, valorizzerà le risorse generate dalle altre.
Per adesso i promotori non danno indicazioni né sulle dimensioni del data center, che occuperà da 15mila a 25mila metri quadrati a seconda dell’utilizzatore (l’accordo non è ancora stato firmato), né sull’investimento necessario.
«Il progetto rappresenta un nuovo paradigma di sviluppo industriale – affermano – in cui infrastrutture digitali, produzione energetica, sicurezza alimentare e rigenerazione territoriale convivono in un unico ecosistema, dimostrando come innovazione tecnologica e tutela ambientale possano procedere di pari passo».
Mattia Conti, direttore generale di Comtel, sottolinea come il mercato dei data center stia vivendo «una crescita senza precedenti e richiede partner in grado di gestire progetti complessi end-to-end. Comtel ha le competenze, le relazioni industriali e la capacità esecutiva per posizionarsi come interlocutore unico».
Per Federico Parma, ceo di H2-Era Green Valley «sviluppare un data center a impatto zero all’interno del nostro progetto dimostra che è possibile e necessario superare i modelli di sviluppo industriale concepiti fino ad oggi».
L’ambizione è riuscire a produrre da una fabbrica dismessa «energia, cibo, innovazione tecnologica nei settori delle telecomunicazioni e dell’elaborazione dati e nuovi mestieri».
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