
La data di attivazione degli impianti varia in base alla zona climatica in cui si trova ogni comune. Nelle città più calde i termosifoni saranno operativi solo dal 1° dicembre
Anche se in gran parte della penisola le temperature rimangono elevate, in molti comuni sta per scattare il via libera all’attivazione degli impianti di riscaldamento. Dai centri urbani montani alle città più calde del Sud Italia, però, le tempistiche individuate per l’accensione variano sensibilmente. La prima data da cerchiare in rosso sul calendario è il 15 ottobre, per le aree più fredde, mentre nelle zone dal clima più mite il riscaldamento potrà essere acceso solo a partire dal 1° dicembre. Tuttavia, sia in ragione delle temperature anomale registrate nel 2026 sia in un’ottica di riduzione delle emissioni, in alcuni comuni sono state adottate ordinanze che modificano i periodi annuali di esercizio e la durata giornaliera di attivazione degli impianti termici.
La data di accensione dei termosifoni dipende dalla zona climatica di cui ogni comune fa parte. Il territorio nazionale è stato infatti suddiviso in sei fasce, dalla A alla F, dal decreto 412 del 1993. A stabilire da quando si può accendere il riscaldamento nelle varie fasce e per quante ore al giorno può rimanere attivo è un decreto successivo, risalente al 2013.
La ripartizione è stata decisa sulla base dei gradi-giorno (GG), grandezza che misura quanto è freddo il clima di un comune durante la stagione di riscaldamento e, di conseguenza, quanto è necessario riscaldare gli edifici. I GG si ottengono sommando le differenze positive tra la temperatura interna convenzionale di riferimento (20 gradi) e la temperatura media esterna giornaliera per ogni giorno del periodo annuale di riscaldamento.
Nell’ultima fascia, la F, dove i comuni presentano un numero di gradi-giorno superiore a tremila, non c’è alcuna limitazione di periodo né di orario e i termosifoni possono rimanere accesi per tutto l’anno. Rientrano in questo raggruppamento numerosi comuni montani come Cortina d’Ampezzo, Pieve di Cadore, Bormio, Sestriere e Bardonecchia.
Della zona E, invece, fanno parte i comuni con un numero di GG maggiore di 2.100 ma non superiore a tremila. Qui gli impianti termici possono rimanere accesi dal 15 ottobre fino al 15 aprile, per un limite massimo di ore giornaliere che ammonta a 14. La fascia E comprende numerose città del Nord Italia, tra cui Milano, Bergamo, Brescia, Torino, Novara, Padova, Venezia, Verona, Bolzano, tutti i capoluoghi di provincia dell’Emilia-Romagna, e ancora Campobasso, Potenza ed Enna.
Proseguendo in ordine cronologico di accensione, per la zona D, che racchiude i comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 1.400 e non superiore a 2.100, il periodo di riscaldamento previsto dalla legge va dal 1° novembre al 15 aprile, per un massimo di 12 ore al giorno. Fanno parte di questa fascia prevalentemente città del Centro Italia, come Roma, Firenze, Ancona e Pescara, ma anche, tra le altre, Genova, Nuoro e Avellino.
Nella fascia C, invece, rientrano i comuni caratterizzati da un numero di GG maggiore di 900 e non superiore a 1.400. Qui gli impianti di riscaldamento rimarranno [...]
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