
La crescita resta più rapida che nel resto del settore nonostante sia rallentata dalla crisi dei consumi e dalla difficoltà nel reperire personale
Le catene di ristorazione pesano per circa l’11% del giro d’affari del settore (9 miliardi su 84 complessivi) ma continuano a essere il segmento con le migliori prospettive di sviluppo nel panorama del foodservice italiano. Secondo Deloitte, nel 2025 il valore generato è cresciuto del 6,3% contro lo 0,4% dei locali cosiddetti indipendenti. E dal pre Covid il tasso di crescita media annua è stato del 7,2% contro lo 0,6 per cento.
Un trend che sembra poter conservare la spinta propulsiva, seppur nel rallentamento generale non solo dei consumi fuori casa, ma di tutta l’economia stretta nella morsa dell’inflazione dovuta alla crisi internazionale. Anche se le previsioni sono sempre da prendere con cautela in un momento di incertezza come l’attuale, i ricavi dei “Quick service restaurant” – i locali a “servizio veloce” di cui le catene con più di dieci insegne sono solo il 18% del totale – sono stimati in crescita fino al 2030 dell’1,2% medio annuo (Cagr a prezzi costanti, depurati quindi dall’inflazione) contro il meno 0,9% dei “Full service restaurant” (cioè quelli “tradizionali” con servizio completo al tavolo). «A prescindere dalla situazione di mercato che si verificherà nei prossimi anni, con ogni probabilità saranno le catene a fare da traino al settore della ristorazione – commenta Tommaso Nastasi, Deloitte Strategy and value creation leader – e il mercato sarà più selettivo, premiando le insegne che avranno un posizionamento chiaro e distintivo rispetto alla concorrenza».
È lo scenario di cui si è discusso pochi giorni fa all’Aigrim Day, l’evento annuale dell’associazione che in seno a Fipe Confcommercio rappresenta le “imprese di grande ristorazione e servizi multilocalizzate”. Nonostante la crescita registrata sia superiore alla media del settore, molti osservatori si aspettavano probabilmente performance migliori, tenuto conto dello sprint post Covid e dell’elevato divario con il resto d’Europa, dove le catene valgono il 27% in termini di valore sul totale del mercato e il 15% del numero di punti vendita contro rispettivamente l’11% e il 3-4% dell’Italia.
«I margini di crescita ci sono ancora, sicuramente – rimarca il presidente di Aigrim Riccardo Orlandi –. Non è detto che si riescano a raggiungere le quote di mercato che si registrano in altri stati, anche perché in Italia c’è una forte tradizione incentrata nella ristorazione full service classica, ma soprattutto in ambito travel (dove il [...]
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