Rita Montagnana e la fedeltà eterna al partito

Aldo Agosti e Marina Cassi raccontano la tormentata vita della torinese, dalla politica accanto a Togliatti alla pena per il figlio Aldo, dalla militanza nell’Udi agli anni di solitudine. Con una costante: l’ideale comunista

Mancava una monografia dedicata a Rita Montagnana, così come a diverse altre tra le ventuno elette all’Assemblea Costituente. Un vuoto che pian piano si sta colmando negli ultimi anni: basti pensare ai saggi di Giulia Vassallo su Bianca Bianchi e di Benedetta Sceresini su Maria Maddalena Rossi (entrambi usciti da Biblion).

Già solo per questo, dunque, è benvenuto il libro di Aldo Agosti e Marina Cassi, che racconta la vita tormentata e ricca di esperienze irripetibili della comunista torinese. È la biografia di una donna che ha attraversato il ‘900 (nata nel 1895, morta nel 1979), ricostruita attraverso un lavoro di ricerca negli archivi e tra le carte di famiglia. Il titolo del saggio, spiazzante, La moglie del Partito, può suscitare qualche perplessità, ma la lettura spiega il perché di questa scelta, del resto confermata a chi scrive dal nipote Manfredo Montagnana cinque anni fa: per Rita «il partito ha sempre ragione» (Le Madri della Costituzione, 2021), anche quando decide di allontanarla dall’arena politica, di fatto precostituendone l’emarginazione.

Questo libro è quindi un parziale risarcimento per l’oscurità nella quale era precipitata? È un riscatto dopo l’isolamento politico, acuito dal luminoso percorso di Nilde Iotti, compagna di Palmiro Togliatti dal ’46? Si tratta semmai della restituzione alla memoria pubblica di una protagonista della lotta antifascista, di una colonna del Pci torinese (e non solo), di una figura amata da militanti e lavoratrici anche quando non era più in auge. E di una madre in pena per un figlio così sfortunato, colpito da una malattia invalidante.

Agosti e Cassi illuminano i primi anni della giovane protagonista, sui quali si sa poco perché Rita Montagnana ha un carattere schivo e un’indole concreta e pragmatica, non si perde in parole, neanche scritte (e dunque spesso non lascia tracce) qualunque sia l’attività che la impegna. Proveniente da una famiglia socialista numerosa – anche i suoi fratelli e sorelle sono dediti alla causa antifascista – Rita partecipa alle lotte operaie che scuotono Torino tra il 1919 e il 1922. L’adesione, dopo il congresso fondativo di Livorno del ’21, al Pci è convinta (e la porta presto nella direzione clandestina del partito). Una scelta che segna la sua vita e che non sconfesserà mai: nemmeno dopo la repressione sovietica in Ungheria del ’56, neppure dopo la Primavera di Praga del ’68, soffocata nel sangue.

Segue Togliatti, sposato nel 1924, nelle peregrinazioni a Mosca, in Francia, nella Spagna della Resistenza ai franchisti, poi di nuovo nell’amata Urss dove la sua fede politica si era strutturata sul campo, nel corso di un’inchiesta sulla sanità condotta [...]

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