_1904-U52735832510lQS-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpeg)
Disseminati negli incanti di antichità – ma non solo – sono rintracciabili opere e monili dell’epoca del mito o a esso ispirate
La scena è inconfondibile. Un uomo, aggrappato al ventre di un montone massiccio, si lascia trasportare dall’ovino: è Odisseo, alla latina «Ulisse», in rocambolesca fuga dalla spelonca del ciclope Polifemo. La vicenda è raccontata da Omero (VIII secolo a.C.) nell’Odissea, la cui fascinazione collettiva non dipende certo dal pur travolgente film di Christopher Nolan («The Odyssey», uscito nelle sale il 16 luglio 2026). È forse questo l’episodio che del poema maggiormente ha colpito l’immaginario collettivo, sempre avido di avventure e colpi di scena: lo si trova dipinto a più riprese su terrecotte e vasellame di età greco-romana, manufatti che di tanto in tanto puntellano le aste di arte antica.
Si pensi per esempio al lècito risalente al VI secolo avanti Cristo, passato in asta da Christie’s per 40.320 dollari nel 2024: qui, oltre al muscoloso re di Itaca coperto dal montone, si può vedere anche Polifemo seduto su una roccia con una clava in mano, del tutto ignaro dell’inganno dell’astuto Ulisse. Il «lekythos», λήκυθος, era una tipologia di vaso – corpo cilindrico e collo stretto – che nell’antica Grecia si utilizzava principalmente per conservare olii e unguenti profumati. L’immagine della fuga dalla grotta del gigante mono-occhio compare in rilievo pure su una terracotta dello stesso periodo (550-500 a.C.) – frammento di un altare greco in Sicilia – acquistata per 27.500 sterline nel dicembre 2017 da Christie’s Londra, nell’asta «Antiquities».
Ma di Ulisse si trovano anche i busti e le teste, come la scultura in marmo alta 50 cm (fine I – inizio II secolo d.C. circa), 189.000 dollari nell’asta «Important Classic & Decorative Art» (febbraio 2025, Christie’s New York); l’eroe presenta i suoi inequivocabili segni di viaggiatore: barba e pileo (πῖλος, «pilos»), tipico copricapo a punta dell’età antica, non certo regale, ma l’eroe del cavallo di Troia era (anche) un navigatore (i Greci, oltre che a Odisseo, lo attribuivano a Efesto, ai Dioscuri, a Diomede). Il primo proprietario noto del busto fu il conte di Bristol Frederick Augustus Hervey (1730-1803). La scultura presenta restauri probabilmente di Bartolomeo Cavaceppi (1716-1799), amico del nobile collezionista appassionato di antichità. Su un’anfora della maniera del Pittore di Lisippide (seconda metà del VI secolo a.C.), fa la sua comparsa Atena: la dea si erge fiera fra i suoi eroi diletti Odisseo e Diomede (che Dante nell’Inferno porrà in un’unica fiamma biforcuta). Nel lontano 2007, qualcuno da Sotheby’s ha pagato questo vaso 97.000 dollari; aggiornando il potere d’acquisto, oggi sarebbero circa 156.000.
Ma Atena compare in tutto il suo fulgore anche in un frammento di cammeo in onice (7,3 x 1,5 cm circa), pagato da Sotheby’s Londra 56.250 sterline nel 2017 (l’asta era «Ancient Sculpture And Works Of Art»). La dea, posta di profilo sinistro, indossa un’egida a scaglie con la testa della gorgone Medusa; un paio di orecchini pendenti e un elmo particolarmente elaborato, sul quale si possono ammirare: una sfinge accovacciata a sostegno del cimiero, Pegaso e quattro cavalli scalpitanti. È possibile che il cammeo facesse parte di una composizione più ampia. Dalle parti delle pietre preziose torna Ulisse: uno zaffiro di epoca romana (I-II secolo a.C.) che ne reca l’effigie sbalzata è incastonato in un anello del XIX secolo (21.420 sterline da Christie’s Londra nel dicembre 2024, nell’importante asta «Antiquities from the Mougins Museum of Classical Art»). Alla seduzione dei gioielli ben si sposa a quella delle Sirene, una delle quali dà forma a un orecchino di 3,3 cm di larghezza pervenuto dal periodo ellenistico (IV-III secolo a.C. circa): alata e con gli artigli distesi, la creatura mitologica è impreziosita da fili perlati in oro e tre granati sferici. Un monile oggettivamente meraviglioso, ma che nell’incanto «Antiquities» di Christie’s del 2 aprile 2014 non ha trovato acquirente nonostante la stima allettante: 1.000-2.000 sterline.
Addentrandosi nelle epoche successive, le suggestioni omeriche e odisseiche si moltiplicano. A 3000 anni dalla caduta di Ilio, la mitologia che circonda quei fatti ancora tintinna nell’ispirazione degli artisti. Tralasciando in questa sede le opere del manierismo e del neoclassicismo, echi del mito riverberano anche in epoche più recenti. Si pensi per esempio all’olio su tela «Odisseo e Calipso» (1929) di Newell Convers Wyeth (1882 – 1945), venduto per 581.000 dollari durante l’asta di arte americana da Christie’s New York (maggio 2014); in precedenza, nel 2008, lo aveva battuto Sotheby’s per 397.000 dollari (anche considerando l’inflazione, l’opera si è rivalutata). Di qualche anno più tardi (1931-1932) è il pastello su carta di Georges Braque (1882-1963) «Odysseus», 181 x 74 cm, aggiudicato per 475.000 dollari durante l’asta «Impressionist and Modern Art Works on Paper» di Christie’s New York (novembre 2021).
Ma evocativo delle Sirene è anche «Wasserschlangen II (Water Serpents II)» di Gustav Klimt (1862-1918), opera consegnata al segreto delle vendite private da Yves Bouvier. Il mercante svizzero la vendette per più di 183 milioni di dollari nel 2013 al miliardario russo Dmitry Rybolovlev, a sua volta in seguito venditore dell’opera, sempre in trattativa privata.
Le aste offrono possibilità tali che un collezionista può costruirsi la propria Odissea, disegnare quel viaggio, psichico prima di essere fisico; rivivere l’archetipo del ritorno per eccellenza, il «nostos», νόστος: a casa, a se stessi. Le prossime aste dedicate all’arte antica di qui a fine 2026 non sono così vicine da avere già pronti i cataloghi. Ad ogni modo, il lettore interessato potrà appuntarsene le date: 21 ottobre (Sotheby’s New York, asta «Magnus Opus») e 2 dicembre (stessa data per Christie’s e Bonhams, a Londra).
Articolo successivo
Tesori d’arte a Troia

