Rixi: «Con la riforma dei porti, acquisizioni in scali esteri»

All’evento organizzato dalle Dogane, insieme a Confindustria, Il Sole 24 Ore, Ispi e Srm, Rixi (Mit) parla di proiezione in altri continenti. Alesse (Adm): «Nessun corridoio funziona se le amministrazioni non sono capaci di cooperare»

Una società pubblica dei porti capace di acquisire una presenza in scali fuori dall’Europa, di insediarvi servizi di interesse nazionale e di stringere partnership con operatori locali. È la proiezione internazionale che il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi lega alla riforma portuale e alla nascita della Porti d’Italia spa. L’ha rilanciata ieri alla Camera durante la conferenza «Crisi di Hormuz e le nuove rotte del commercio eurasiatico», organizzata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, diretta da Roberto Alesse, insieme a Confindustria, Il Sole 24 Ore, Ispi e Srm. Al tavolo, nell’Aula dei Gruppi parlamentari, c’erano i vertici doganali di Europa, Stati Uniti e Golfo.

«La qualità di una rotta commerciale non dipende soltanto da porti, strade o infrastrutture logistiche, ma sempre più dalla qualità delle procedure che accompagnano il movimento delle merci», ha spiegato Alesse.

Sullo stesso terreno si è mosso Rixi. Ha chiesto procedure uniformi negli scali italiani, più pre-clearing e sistemi informatici integrati, e ha richiamato la cooperazione con India ed Egitto. L’obiettivo, ha detto, è «contenere gli effetti delle due crisi geopolitiche che oggi interessano il Continente europeo» e «consolidare rapporti stabili con alcuni mercati in forte crescita, nei quali la presenza italiana ed europea è ancora spesso marginale».

I numeri, che arrivano da centri di ricerca internazionali e di cui l’Agenzia stessa si serve, aiutano a inquadrare scenario: a settembre nello Stretto di Hormuz sono transitate 15 navi al giorno, contro le 123 di un anno prima. Il nolo di un container da Shanghai a Genova è salito in media [...]

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