
Si tratta di robot collaborativi privi delle barriere di sicurezza dei robot industriali classici, sostituite da sensori che li fermano in caso di rischio, capaci di rallentare quando l’operatore mostra segni di affaticamento
In una linea di produzione a Cittadella, non sono più gli operatori a doversi adeguare al ritmo dei robot, ma il contrario. È il principio alla base di CoAdapt, il progetto finanziato dall’Unione Europea attraverso Horizon 2020 che ha portato l’azienda Bnp, specializzata in soluzioni ergonomiche per la produzione industriale, a sviluppare insieme al Lab Village dell’Università di Padova cobot – robot collaborativi privi delle barriere di sicurezza dei robot industriali classici, sostituite da sensori che li fermano in caso di rischio – capaci di rallentare quando l’operatore mostra segni di affaticamento.
Un secondo progetto, finanziato dalla Regione Veneto e in fase di avvio, allargherà la ricerca ai robot umanoidi, in grado di replicare i movimenti del corpo umano e di muoversi autonomamente nello spazio.
Le soluzioni, già adottate da aziende dei settori automotive ed elettrodomestici, nascono per rispondere a un problema demografico: l’innalzamento dell’età media nelle imprese, conseguenza dell’inverno demografico e di pensionamenti sempre più tardivi.
«L’inverno demografico e i pensionamenti sempre più tardivi hanno portato a un innalzamento dell’età media nelle aziende, con conseguenze positive, la maggiore esperienza delle persone, ma anche negative, legate all’usura fisica di lavoratrici e lavoratori, che spesso hanno limitazioni alla loro attività anche certificate da prescrizioni mediche», spiega Carlo Pettenon, Ceo di Bnp.
«Grazie alla collaborazione con il Consorzio iNest e in particolare con HtLab dell’Università di Padova, abbiamo progettato linee di produzione innovative in cui rovesciamo il paradigma tradizionale: le persone dettano il ritmo e i robot si adattano».
Il sistema si basa su una rete di sensori indossabili e ambientali. Occhiali per l’eye-tracking monitorano il carico cognitivo attraverso dilatazione della pupilla, punti di fissazione e battito delle palpebre; magliette intelligenti e fasce toraciche con elettrodi per l’elettromiografia di superficie rilevano battito cardiaco e tensione muscolare per misurare lo stress.
Nella postazione sono integrati anche un luxmetro, un sensore di presenza e uno di rilevamento della forza. Un software raccoglie in tempo reale i dati e li trasmette al cobot, che modula di conseguenza la propria velocità.
Il Lab Village di Padova, dove la ricerca è stata sviluppata, fa parte della rete di laboratori coordinata dal Consorzio iNest – Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, finanziato dal Pnrr e composto da 9 università e 2 enti di ricerca di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Province Autonome di Bolzano e Trento.
Il professor Luciano Gamberini, responsabile del Lab Village, coordina all’interno di iNest lo Spoke 5 – Ambienti intelligenti e sostenibili, dedicato agli ambienti di lavoro industriali innovativi. «La ricerca portata avanti dal nostro Lab Village mira a rendere l’attività lavorativa in ambito manifatturiero più centrata sull’uomo ma al tempo stesso capace di sfruttare i vantaggi dati dal meglio della tecnologia», osserva Gamberini. «Robotica collaborativa, intelligenza artificiale, Internet of Things non sono solo utili a garantire produttività e profitto, ma anche centralità della persona, benessere, sicurezza sul lavoro e inclusione».

