Romaeuropa, torna il Festival internazionale della capitale. Doppia inaugurazione con danza e musica

Si parte l’8 e il 9 settembre poi quasi tre mesi di teatro, danza, musica, arti digitali e creazione per l’infanzia

Romaeuropa, il Festival internazionale della capitale, torna con il suo programma che intreccia generazioni e linguaggi, costruito come un dialogo di oltre due mesi tra musica, teatro, danza, arti digitali e creazione per l’infanzia. L’inaugurazione della quarantunesima edizione della rassegna, presieduta da Guido Fabiani con la direzione generale e artistica di Fabrizio Grifasi, si fa doppia. L’8 e il 9 settembre, all’Auditorium Conciliazione, l’opening di questa edizione prende forma in due serate, realizzate con il sostegno di Banca Ifis e dedicate a due artiste italiane protagoniste della scena internazionale e che rappresentano alcune delle traiettorie più interessanti della creazione italiana nel mondo.

Prima la danza, (8 settembre) con Sofia Nappi e la sua compagnia KOMOCO; poi la musica (9 settembre) con Caterina Barbieri, ONCEIM – Orchestra per la Creazione, la Sperimentazione e l’Improvvisazione Musicale e Christian Marclay. E proprio nel segno del dialogo tra queste due discipline, la settimana inaugurale del Festival prosegue, all’Auditorium Conciliazione, con il coreografo francese Benjamin Millepied che, il 14 settembre, nell’ambito delle celebrazioni per i Settant’anni di gemellaggio esclusivo Roma-Parigi, presenta in prima nazionale Summerland, nuova creazione per le danzatrici e i danzatori di Paris Dance nata dall’incontro con la cantautrice francese November Ultra con la sua voce e il suo universo musicale, sospeso tra bedroom pop, R&B, folk ed elettronica. Dal 15 al 17 settembre il Festival si sposta poi all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, grazie alla collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con tre grandi concerti: Il 15 settembre Fatoumata Diawara, tra le voci più importanti della scena africana contemporanea presenta live il suo ultimo album Massa; il 16 settembre la musica incontra il cinema con il capolavoro Powaqqatsi di Godfrey Reggio e Philip Glass, presentato con la Philip Glass Ensemble che esegue dal vivo la celebre partitura in sincrono con le immagini del film; infine il 17 settembre The Trip To Vega di Jeff Mills e Kety Fusco costruisce un viaggio fantascientifico tra musica elettronica, arpa, navicelle spaziali e stelle lontane.

Romaeuropa Festival prosegue per oltre due mesi in 18 spazi, presentando a Roma 100 spettacoli per 240 repliche e circa mille artisti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo, per arrivare il 15 novembre al suo gran finale con un’intera giornata dedicata alla musica che culminerà nel Classical Rave Party di Enrico Melozzi. Un progetto speciale che parte dal mattino con i 100 Cellos fondati da Melozzi e Giovanni Sollima e prosegue fino alla notte con l’Orchestra Notturna Clandestina e una costellazione di musicisti, artisti e ospiti: da Niccolò Fabi, ad Alessandro Baricco, da Giovanni Sollima alla Banda dell’Esercito Italiano insieme a Giuseppe Andaloro, Alessandro Carbonare, Gloria Campaner, Marta Sollima, Miriam Prandi e Carlotta Dalia, fino alle incursioni di Elsa Lila, Anastasio, Fasma e tanti altri. Una grande festa che nasce dalla musica classica e ne attraversa i confini, mescolando concerto, rave e performance, per trasformare ancora una volta la musica in un luogo di incontro, di energia e di condivisione, nello spirito che da quarantuno anni contraddistingue Romaeuropa.

L’8 settembre, all’Auditorium Conciliazione, è Sofia Nappi ad aprire il Festival con la prima nazionale di Chora – Il vuoto all’origine e DODI, una delle sue primissime creazioni. Già al Romaeuropa Festival nel 2021 con il suo Wabi Sabi, presentato nell’ambito della sezione Dancing Days dedicata alla nuova danza europea, Nappi si è rapidamente affermata come una delle voci più interessanti della nuova coreografia italiana nel mondo. Direttrice artistica di KOMOCO, compagnia da lei fondata a Firenze insieme ai danzatori Adriano Popolo Rubbio e Paolo Piancastelli, ha costruito un percorso internazionale riconosciuto da importanti premi e collaborazioni con prestigiosi teatri e compagnie, dalla Biennale di Venezia al Nederlands Dans Theater, dallo Scottish Dance Theatre a Introdans, fino a Ballet BC e Leipzig Ballet.

Oggi presente nei teatri di tutto il mondo, torna a Roma con due lavori che restituiscono uno sguardo sul suo percorso artistico e sulle domande che da sempre hanno attraversato la sua ricerca. In DODI (2021), una delle sue prime creazioni, la coreografa mette in scena due corpi che si cercano, si rispecchiano, si sostengono e si mettono reciprocamente alla prova, attraversando tensione, desiderio, fragilità e abbandono. La relazione diventa così uno spazio di ascolto e di scoperta, nel quale la presenza dell’altro può trasformarsi in occasione di cambiamento e di libertà. Il duo ha segnato profondamente l’inizio del percorso internazionale di Nappi ed è stato premiato nel 2021 con il Partner Introdans Award alla Rotterdam International Duet Choreography Competition e con il Primo Premio e il Premio della Critica all’International Choreography Competition di Hannover. Chora – Il vuoto all’origine (coprodotto da Romaeuropa e da Festival Oriente Occidente, di cui Nappi è artista associata e dove sarà in replica il 10 settembre), porta quella stessa attenzione verso lo spazio vuoto, inteso come entità generativa capace di definire e muovere l’individuo nella sua forma e nella sua essenza primaria. Concepita per sette danzatori, la pièce nasce, infatti, da un profondo ascolto dello spazio. I corpi appaiono e scompaiono, si sostengono e si sfiorano, costruendo paesaggi in continua trasformazione. Il vuoto diventa così un luogo fertile in cui presenza e assenza convivono e nel quale la creazione può continuamente ricominciare.

È un’idea che la coreografa ha scelto di attraversare a partire dall’ascolto del respiro, della gravità, del movimento e da ciò che accade nello spazio prima ancora che il gesto prenda forma. È nella sospensione tra controllo e abbandono che, per Sofia Nappi, può nascere infatti la danza: una condizione fragile e insieme potentissima, nella quale il corpo trova nuove possibilità di esistere, di entrare in relazione e di trasformarsi. Così in Chora la ricerca coreografica si fa anche riflessione sul nostro stare nel mondo, sulla necessità di accettare ciò che non possiamo comprendere fino in fondo e di dare valore a quei luoghi, fisici e spirituali, che attraversiamo senza accorgercene.

Il 9 settembre, sempre all’Auditorium Conciliazione, la doppia inaugurazione del Romaeuropa Festival prosegue nel segno della musica con Caterina Barbieri, ONCEIM – Orchestra per la Creazione, la Sperimentazione e l’Improvvisazione Musicale e il Leone d’Oro alla Biennale Arte Christian Marclay. Tra le figure più rilevanti della scena musicale italiana, direttrice artistica della Biennale Musica di Venezia e assoluta protagonista della scena musicale globale, Barbieri torna per la terza volta al Festival con la première italiana di Non puoi contare l’infinito, nuova composizione commissionata dalla Philharmonie de Paris e dal Romaeuropa stesso. Dopo Patterns of Consciousness, presentato al REF nel 2018, e Spirit Exit al REF2023 nella cornice del Teatro Argentina, la sua ricerca compie un nuovo passaggio aprendo il proprio universo elettronico alla dimensione orchestrale e all’incontro con gli oltre trenta musicisti dell’orchestra Francese guidata da Frédéric Blondy e composta da oltre trenta musicisti provenienti da differenti ambiti e pratiche musicali che fanno della creazione collettiva, dell’improvvisazione e della ricerca sul suono il centro del proprio lavoro.

Al cuore di Non puoi contare l’infinito sono la nascita e la separazione, il passaggio dall’unità alla differenza, dall’infinito al finito. Una matrice armonica programmata da Barbieri sul sequencer analogico ER-101 diventa una struttura aperta alle possibilità degli interpreti, dove scrittura e improvvisazione convivono e la musica si trasforma nel tempo della performance.

L’opera si articola in due atti: Bruma, per orchestra, tre voci ed elettronica, e Non puoi contare l’infinito, per archi, ottoni e voce, ispirato a una poesia della compositrice sul rapporto tra una madre e il proprio figlio sulla soglia della nascita. Ad aprire la serata è l’esecuzione di Constellation di Christian Marclay, artista e compositore statunitense tra le figure più influenti della ricerca contemporanea come dimostra il Leone d’Oro per il miglior artista ricevuto alla 54ª Biennale Arte di Venezia nel 2011, per The Clock, opera monumentale divenuta uno dei lavori più celebri della videoarte contemporanea: un montaggio di migliaia di frammenti cinematografici sincronizzati, capace di trasformare la storia del cinema in un’esperienza immersiva e in una riflessione sul tempo. La sua ricerca nasce da un’idea radicale di composizione, fondata sulla possibilità di prendere materiali esistenti, frammentarli e ricomporli generando nuove relazioni e nuovi significati. Un principio simile attraversa Constellation: realizzato con ONCEIM, il lavoro nasce da un confronto diretto con i musicisti. Timbri, tecniche, gesti e possibilità espressive vengono raccolti dal compositore come un vero e proprio archivio di “oggetti sonori”, da manipolare e ricomporre attraverso il gesto degli interpreti, con l’obiettivo di permettere ad ogni singolo musicista di partecipare pienamente al gioco creativo. Constellation è un laboratorio in tempo reale, nel quale ogni suono può essere scomposto, rilanciato, sovrapposto e trasformato.

È proprio questa imprevedibilità a rendere l’esecuzione un’esperienza irripetibile, in cui una delle personalità più riconoscibili dell’arte e della musica contemporanea incontra un’orchestra nata per mettere in discussione i confini stessi della composizione.

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