Russia, il Cremlino prende il controllo di Auchan e Nestlé

Il Cremlino utilizza un decreto presidenziale per amministrare temporaneamente le proprietà russe di gruppi europei, collegando la mossa al coinvolgimento militare occidentale contro la Russia

Se la campagna elettorale del Cremlino poggia sull’esaltazione della guerra in Ucraina e sul relativo confronto con l’Occidente che la sostiene, mentre la Russia vota, l’offensiva contro l’Europa non prevede alcuna tregua. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha infatti collegato la decisione di prendere il controllo delle proprietà russe di due gruppi europei – la svizzera Nestlè e la francese Auchan – all’attivo coinvolgimento di un «Paese ostile», la Francia, in «azioni militari contro il nostro Paese». Al suo ruolo, ha specificato il portavoce, «negli attacchi condotti da Kiev contro infrastrutture economiche civili russe».

Una mossa ordinata nel decreto presidenziale n.661, firmato da Vladimir Putin il 17 settembre e che riguarda anche il gruppo Lemano Pro – ex Leroy Merlin, trasferita nel 2023 dalla famiglia Mulliez, proprietaria di Auchan, alla Scenari Holding registrata negli Emirati Arabi Uniti – e la francese Fm Logistic. Il decreto deriva da un precedente ukaz dell’aprile 2023, il n. 302, in cui Putin autorizzava l’amministrazione temporanea di proprietà russe di compagnie o cittadini di Paesi ostili «nei casi di sottrazione o di rischi di confisca di proprietà russe all’estero, o di minacce alla sicurezza del Paese».

Respingendo le accuse di nazionalizzazione, le autorità russe parlano di «amministrazione temporanea», senza implicare un passaggio di proprietà: in tutti i casi elencati nel decreto, la gestione viene affidata a una semi-sconosciuta entità di nome L.E.V. Management. Registrata a Mosca nell’ottobre 2024, capitale sociale 15.000 rubli (155 euro), proprietà ignota: ma una settimana prima della firma del decreto, scrive il sito economico indipendente The Bell, un certo Andrej Krajushkin ne è diventato amministratore delegato. Allo stesso nome risponde un vicecapo della Prima Direzione del Ministero degli Interni per le questioni migratorie, di grado maggiore generale di polizia. Le date di nascita del nuovo amministratore delegato e del generale, come ha controllato Novaja Gazeta Evropa, coincidono.

Peskov ha precisato che sui passi successivi «per ora non è stata presa ancora alcuna decisione». Ma nei precedenti trasferimenti di assets stranieri in mani russe, nel 2023, per la francese Danone e la danese Carlsberg l’amministrazione temporanea esterna era stata solo una prima tappa, seguita dal trasferimento da parte dello Stato a investitori graditi al Cremlino, a prezzi di favore. Danone, in particolare, è finita in mano alla famiglia di Ramzan Kadyrov, l’uomo forte al comando della Cecenia. Il nipote Yakub Zakuriev, vicepremier e ministro dell’Agricoltura, ha assunto la direzione della compagnia. Carlsberg Baltika, invece, è passata a Taimuraz Bollojev, un imprenditore di origini ossete descritto come molto vicino a Putin.

In risposta al decreto del presidente, Nestlè ha dichiarato ieri di essere pronta a prendere «tutti i passi necessari per proteggere i propri diritti e assicurare la continuità delle operazioni nell’interesse degli azionisti e in particolare dei propri dipendenti». A fine giornata il gruppo aveva perso a Zurigo il 2,3%.

Con 7.000 dipendenti e sei impianti in Russia dedicati alla produzione di caffè e prodotti per l’infanzia, nel 2021 Nestlè ricavava dal Paese vendite per circa 2 miliardi di franchi, il 2% circa delle vendite totali. Dati più recenti non sono disponibili. Anche Auchan, con 230 punti vendita e 30.000 dipendenti in Russia, ha scelto di non seguire l’esempio di altre compagnie straniere, che hanno venduto i propri assets russi o li hanno trasferiti a manager locali. Il gruppo francese ieri non ha rilasciato commenti.

Commenta invece la pubblicazione The Bell, sottolineando la differenza tra il caso di Nestlè e Auchan rispetto ai precedenti di Danone e Carlsberg, che a un anno dalla guerra avevano manifestato l’intenzione di lasciare la Russia. Al contrario, soltanto in aprile Auchan aveva confermato l’intenzione di aprire nuovi supermercati: ma «la decisione di continuare a lavorare in loco, invece di vendere a prezzi inferiori a quelli di mercato, non è più una forma di difesa», scrive The Bell. Come dimostra il decreto di Putin.

 

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