
Tra le novità della 65esima edizione, il debutto del Salone Contract, per sostenere le imprese e avilupparsi su un mercato da 80-100 miliardi
In un momento particolarmente complesso per il settore dell’arredamento – che soffre soprattutto sul fronte delle esportazioni, in passato viceversa motore della crescita delle aziende – il Salone del Mobile si rinnova, mettendo a punto nuovi format e nuovi servizi per sostenere le imprese in questa fase di mercato a dir poco turbolenta, con esportazioni che, a luglio, segnavano un calo del 5,7% secondo i dati di FederlegnoArredo.
Il nuovo Salone Contract – lo spazio dedicato al settore dei grandi progetti che debutterà nell’edizione 2027 della manifestazione – va proprio in questa direzione. Un progetto a cui gli organizzatori del Salone lavorano da due anni e che già lo scorso aprile aveva visto una sorta di edizione zero. CuratA da Rem Koolhaas e David Gianotten dello studio Oma, la nuova piattaforma ha l’ambizione di «creare un nuovo mercato all’interno del Salone del Mobile», ha detto la presidente Maria Porro, durante la conferenza stampa di anticipazione dell’edizione 2027, che si svolgerà dal 13 al 18 aprile.
Perché quello dei grandi progetti è un mercato complesso, in cui molte aziende italiane sono già presenti e competitive, ma che presenta regole e sfide in continua evoluzione. Per questo è importante avere una piattaforma – unica nel suo genere – che sostenga le imprese a cogliere le opportunità di un business in forte espansione, in cui il valore si sposta dal prodotto alla capacità di gestire un progetto complesso.
Secondo le stime di PwC (con cui il Salone ha siglato un accordo per realizzare studi e ricerche dedicati) il valore potenziale globale delle forniture contract è tra gli 80 e i 100 miliardi di euro, con le Americhe assorbono la parte più consistente (34,8-42,6 miliardi). L’area Living costituisce il bacino maggiore (40-49 miliardi), seguito da uffici, retail e hospitality. «Il contract è capacità di fare rete – ha aggiunto Maria Porro – e questo faremo al Salone, favorendo l’incontro tra le imprese produttrici e gli attori di questo sistema: architetti, developer, project manager, general contractor».
Generare occasioni di crescita per gli espositori è del resto «la bussola che guida da sempre le scelte della governance del Salone – ha detto Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, che ha anche parlato dello scenario congiunturale del settore.
«Le attese non sono positive per il 2026 – ha ammesso –. A giugno l’export dell’intera filiera ha frenato del 4,5% e purtroppo alcuni mercati anche molto importanti segnano cali a doppia cifra, tra cui gli Stati Uniti, colpiti dai dazi». Non va meglio in Cina (-17,7%), dove si fa sentire la competizione con produttori locali sempre più capaci, la cui concorrenza comincia a farsi sentire anche in Europa, dove l’import di mobili cinesi è aumentato a doppia cifra tra giugno e agosto. In questo contesto, il ruolo del Salone del Mobile diventa ancora più importante, osserva Feltrin.
Gli fa eco Maria Porro: «Il nostro ruolo è aiutare tutte le aziende dell’arredo a raggiungere una scala internazionale. L’anno scorso abbiamo registrato operatori professionali da 167 Paesi: non basterebbe un volo ogni due giorni per raggiungere così tanti mercati. È un valore aggiunto enorme, soprattutto per le imprese piccole e medie, che sono la maggioranza: nel nostro settore, le società con più di 200 dipendenti sono appena lo 0,3% del totale».
In questa direzione si inserisce il tour internazionale di promozione del Salone, che ha debuttato in settembre in Indonesia e proseguirà nei prossimi mesi verso nuove geografie: oltre a mercati consolidati come Europa e Stati Uniti, il roadshow toccherà Paesi come Nigeria, Sudafrica e Messico. In gennaio sarà a Riyadh, dove si lavora organizzare una fiera vera e propria dato che, a causa della crisi in Medio Oriente, è saltata l’edizione saudita del Salone prevista per novembre.

