Salute mentale, la sfida di costruire  una vera assistenza di prossimità

La rete territoriale delle case di comunità va integrata con l’attività dei Dipartimenti e dei Centri dedicati ai pazienti che vanno coinvolti nella progettazione dei servizi

La salute mentale non può essere confinata dentro i luoghi tradizionalmente deputati alla cura psichiatrica. Il disagio deve poter essere intercettato prima, più vicino ai luoghi di vita delle persone, costruendo percorsi capaci di accompagnarle verso il livello di assistenza più appropriato. Ma avvicinare la salute mentale al territorio non significa creare nuovi servizi separati. Significa, al contrario, mettere in relazione ciò che già esiste e ciò che il Servizio sanitario nazionale sta costruendo.

È questa una delle sfide più importanti che abbiamo davanti. Il modello italiano nasce dalla Legge 180 del 1978 e da un principio di de istituzionalizzazione che oggi ritroviamo anche nelle indicazioni internazionali: la cura deve avvenire il più possibile nella comunità, attraverso servizi accessibili, integrati e centrati sulla persona.

La nuova rete dell’assistenza territoriale può rappresentare da questo punto di vista una grande opportunità. Le Case di Comunità programmate in Italia sono 1.715. Al momento 781 hanno almeno un servizio attivo e, tra queste, 334, il 42,8%, dispongono di servizi di supporto per la salute mentale. Soltanto 66, tuttavia, risultano pienamente operative secondo gli standard previsti. Sono numeri che descrivono un sistema ancora in costruzione, ma indicano anche la direzione nella quale dobbiamo lavorare.

Questa rete non deve sostituirsi ai Dipartimenti di Salute Mentale e ai Centri di Salute Mentale, che restano il riferimento specialistico per la presa in carico. Deve integrarsi con essi, con la medicina generale, i Consultori Familiari e i servizi sociali, attraverso équipe multiprofessionali e collegamenti organizzativi chiari. In Italia vi sono circa 1.200 Csm. A regime, quando le Case di Comunità saranno tutte attivate, avremo quasi un Csm per ogni Casa di Comunità. Costruire un rapporto stabile tra queste strutture è dunque un obiettivo concretamente perseguibile.

I numeri dei Dipartimenti mostrano quanto sia necessario. Nel 2024 sono state quasi 850 mila le persone assistite dai DSM e oltre 10 milioni le prestazioni erogate. Circa 275 mila sono stati nuovi ingressi nel corso dell’anno e, per 260 mila persone, si è trattato del primo contatto con i servizi di salute mentale nell’intera vita. Eppure l’81,7% delle prestazioni viene ancora effettuato nelle sedi dei servizi e soltanto l’8,3% a domicilio.

Portare la salute mentale più vicino alle persone significa allora migliorare la capacità di intercettare precocemente il disagio, facilitare l’accesso e garantire, quando necessario, un invio appropriato e una presa in carico specialistica. È la psichiatria di prossimità di cui abbiamo bisogno: non un nuovo livello assistenziale, ma una rete capace di assicurare continuità tra cure primarie, territorio e Dsm.

C’è infine un cambiamento altrettanto importante, al quale è dedicata la Giornata mondiale della Salute mentale 2026. Le persone che hanno vissuto direttamente un disturbo mentale e le loro famiglie non possono essere considerate soltanto destinatarie delle cure. La loro esperienza deve contribuire alla progettazione, alla realizzazione e alla valutazione dei servizi.

Anche qui qualcosa si sta muovendo: tra le 781 Case di Comunità con almeno un servizio attivo, 544 dichiarano attiva la partecipazione dei cittadini e il loro coinvolgimento nella costruzione dei servizi sul territorio. È un passaggio culturale che deve riguardare l’assistenza, ma anche la formazione dei professionisti e la ricerca.

È anche per richiamare l’attenzione sulla salute mentale e avvicinarla sempre di più alla vita delle nostre comunità che, in occasione della Giornata Mondiale, la Società Italiana di Psichiatria rinnova la sua storica iniziativa illuminando di verde palazzi e monumenti in tutta Italia. Un gesto simbolico che, anno dopo anno, vuole ricordare quanto la salute mentale riguardi tutti e debba trovare spazio nella vita delle nostre città.

Costruire i servizi con i pazienti e le famiglie, e non soltanto per loro, e costruire una rete nella quale territorio e assistenza specialistica non siano mondi separati sono, in fondo, due parti della stessa sfida: rendere la salute mentale più vicina alle persone e ai loro bisogni reali.

* Co-Presidenti della Società Italiana di Psichiatria

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