Salute mentale, oggi è la giornata mondiale: allarme social per i giovani

In Italia un milione di pazienti. Nei post la parola “ansia” supera di 13 volte “depressione”

La Giornata mondiale della salute mentale, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità il 10 ottobre, è l’occasione per promuove politiche sociosanitarie inclusive e accessibili a tutti, nonché per abbattere lo stigma. Quest’anno la giornata assume una rilevanza ancora più profonda attraverso il tema ufficiale “Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento”. Un focus che richiama le istituzioni e la comunità scientifica a un dovere preciso: porre la persona e il suo vissuto al centro dei percorsi di cura. Per l’Oms queste esperienze costituiscono una forma di conoscenza essenziale – complementare alle competenze professionali e scientifiche – che può contribuire a individuare criticità nell’accesso all’assistenza, ostacoli nei percorsi di cura e bisogni non adeguatamente riconosciuti.

Tuttavia, i dati del Who Mental Health Atlas 2024 dimostrano che c’è ancora molta strada da compiere per definire un approccio corretto alla salute mentale e favorire la partecipazione effettiva dei pazienti alla definizione delle politiche, alla progettazione dei servizi, alla loro attuazione e alla verifica dei risultati. Tra i Paesi che hanno risposto all’indagine, il 45% ha dichiarato di collaborare stabilmente con le associazioni dei pazienti, il 37% le ha coinvolte nella formazione degli operatori dell’assistenza sanitaria primaria, mentre il 59% ha riferito di aver sviluppato la legislazione sulla salute mentale attraverso processi di consultazione. La percentuale sale all’80% tra i Paesi dotati di una politica o di un piano nazionale per la salute mentale.

I dati evidenziano, dunque, la necessità di rafforzare forme di partecipazione continuative, capaci di incidere concretamente sulle decisioni.

E in Italia? I pazienti seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) sono oltre 845mila con stime recenti che superano il milione considerando anche le cure private e i nuovi accessi, di cui circa il 56% donne. Una stima in crescita negli ultimi anni, soprattutto tra i giovani, che vede le tecnologie digitali tra i principali indiziati: secondo uno studio pubblicato su The Lancet, infatti, trascorrere più di due ore al giorno davanti agli schermi potrebbe essere associato, a livello globale, alla perdita di circa 2,8 milioni di anni di vita in buona salute a causa della depressione. Social come parte in causa ma anche specchio del disagio: nei primi sei mesi del 2026 si contano oltre 138mila post sulla salute mentale e la parola “ansia” è il termine dominante con circa 37mila citazioni, usata circa 13 volte in più rispetto a “depressione”.

Il trend non cambia allargando lo sguardo sull’intero pianeta. Dal 1990 al 2023, sempre secondo i dati riportati da The Lancet, le persone con problemi mentali sono quasi raddoppiate nel mondo, arrivando a 1,17 miliardi di casi. “Se dovessimo rapportare questo alla popolazione italiana – spiega il direttore del Dipartimento Salute mentale della Asl Rm2, Massimo Cozza – riguarderebbe circa 8 milioni di persone”. Molti di questi, però, non trovano risposta alla richiesta di assistenza, o la trovano pagando di tasca propria. Secondo il rapporto del ministero della Salute, nel 2024 i servizi pubblici hanno assistito 845.516 persone adulte, molte meno, quindi, dei potenziali interessati. E l’assistenza è anche mal distribuita. Un rapporto della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (Siep) confronta le Regioni attraverso 14 indicatori, tra cui la spesa pro capite: 37 euro l’anno in Campania e 115 a Bolzano, contro una media nazionale di 75.

Altro nodo sono le Case di comunità: delle 1.715 programmate, solo 334, il 43%, dispongono di servizi ad hoc. Dati che “evidenziano la necessità di integrare la nuova rete dell’assistenza di prossimità con quella dei Dsm e delle cure primarie”, spiega Guido Di Sciascio, co-presidente della Società italiana di psichiatria. Le speranze sono nel nuovo Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, aggiornato dopo dieci anni, che prevede investimenti di 255 milioni per il triennio iniziale, a cui si aggiungono fondi strutturali e risorse vincolate per il personale.

In occasione della Giornata mondiale, saranno illuminati di verde i monumenti in diverse città italiane. Nello stesso giorno, al Campidoglio, si terrà la giornata conclusiva del Festival Ro.Mens, che ha portato nella Casa della Comunità del Tuscolano, nella Asl Roma 2, la mostra fotografica con autoritratti di pazienti, medici e operatori sanitari: 180 scatti, come il numero della legge del 1978 che ha portato alla chiusura dei manicomi in Italia.

Sul fronte del linguaggio, il Vademecum “Informare sulla salute mentale”, presentato all’Istituto superiore di sanità, accende i fari sull’importanza di usare le parole giuste, evitando espressioni che rafforzano stigma e stereotipi. “Le parole non sono mai neutre – sottolinea il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone –. Possono aiutare a comprendere, avvicinare e creare fiducia; oppure possono alimentare paura, distanza, esclusione e discriminazione. Nel campo della salute mentale questa responsabilità è particolarmente evidente, perché il modo in cui raccontiamo il disagio psichico e i disturbi mentali contribuisce a costruire l’immagine pubblica delle persone che ne fanno esperienza. Contrastare lo stigma non è un compito accessorio. È un’azione di salute pubblica e, a tutti gli effetti, una forma di prevenzione”. “Anche questa è cura” è invece la campagna di Medici Senza Frontiere dedicata al benessere psicologico. Il tema arriva anche a Strasburgo, dove il Parlamento europeo ha approvato raccomandazioni per una normativa Ue volta a prevenire i rischi psicosociali legati al lavoro.

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