Il premier socialista attacca le opposizioni: «La storia vi giudicherà molto presto». Il voto potrebbe essere il 29 novembre. Continuano le manifestazioni di piazza contro il caro affitti
Il Congresso spagnolo ha bocciato il piano di Pedro Sanchez per affrontare l’emergenza casa: un duro colpo per il premier socialista che sta ora valutando se sfidare la destre andando alle elezioni anticipate. Sanchez ha riunito i suoi più fidati collaboratori alla Moncloa e dovrebbe prendere una decisione nel fine settimana sul voto che ancora una volta interromperebbe la legislatura: «Quanto accaduto è molto grave e deve essere analizzato con attenzione», hanno spiegato dall’esecutivo. Mentre nelle piazze è ripresa la protesta per l’aumento degli affitti e la mancanza di abitazioni per le fasce più povere della popolazione.
Il governo di minoranza di sinistra guidato da Sanchez non è riuscito a trovare i voti necessari in Parlamento: la Camera bassa del Parlamento ha respinto le misure definite nei giorni scorsi per affrontare la crisi abitativa. Hanno votato contro le destre, con i Popolari e il partito xenofobo Vox. Ma per la bocciatura è stato decisivo il no di Junts, il partito indipendentista catalano – di orientamento conservatore, i cui voti hanno contribuito al ritorno di Sanchez al governo nel 2023 – ha spiegato che l’iniziativa socialista avrebbe finito per ridurre l’offerta di immobili in affitto e per fare aumentare ulteriormente i prezzi.
I due provvedimenti sulla casa sono stati respinti rispettivamente con 178 voti contrari (e 172 favorevoli) e con 184 voti contrari (e solo 166 a favore): le principali misure proposte dal governo prevedevano il divieto di sfratto per gli inquilini vulnerabili fino al 2030; il rinnovo automatico dei contratti di affitto esistenti; restrizioni per gli affitti a breve termine; e fortissime limitazioni per l’acquisto di immobili residenziali da parte di investitori che il governo ha definito fondos buitre, fondi avvoltoio.
Nemmeno l’intervento a sorpresa di Sanchez in aula prima del voto è riuscito a convincere i catalani e le opposizioni: «Fate la cosa giusta, altrimenti la storia vi giudicherà prima di quanto crediate e con maggiore durezza di quanto immaginiate», ha detto il premier.
La sconfitta di Sanchez è arrivata mentre proseguono le proteste contro l’aumento degli affitti e la crisi abitativa: a scatenare le piazze a Madrid e in molte altre città spagnole è stata la vicenda di un’anziana donna, Maricarmen Abascal, 87 anni, sfrattata la scorsa settimana perché non riusciva più a sostenere la spesa per l’affitto per l’appartamento della capitale nel quale viveva da anni.
Una folla di manifestanti si è radunata ieri davanti al Congresso e il Sindacato degli inquilini, promotore delle proteste, ha dichiarato che proseguirà con l’organizzazione di ulteriori manifestazioni di massa già oggi. Rimarranno anche gli accampamenti a Puerta del Sol, nel centro di Madrid, nel luogo dove gli Indignados protestavano nel 2011, nel mezzo della crisi economica e finanziaria del Paese. «L’accampamento proseguirà e continuerà a estendersi ad altri quartieri. Puntiamo a uno sciopero generale», ha dichiarato Alicia del Rio, portavoce del Sindacato degli inquilini.
Il leader del Partito popolare Alberto Nunez Feijoo ha accusato Sanchez di usare l’emergenza casa per i suoi calcoli elettorali e ha chiesto lo scioglimento del Parlamento e le elezioni anticipate. «Tutte le mosse di Sanchez sono concepite non negli interessi dei cittadini, ma – ha detto – pensando ai sondaggi».
Il consenso per il governo di Sanchez è sceso nelle scorse settimane a causa della crisi sui migranti a Ceuta.
Pablo Simon, professore di Scienze politiche all’Università Carlos III di Madrid, è propenso a credere che Sanchez deciderà nuovamente di andare a elezioni anticipate: «Deve comunque indire le elezioni entro nove mesi. Quindi la domanda è: avrà un’occasione migliore di questa tra tre o sei mesi? Questa è la domanda che si porrà. E la risposta è probabilmente no». Secondo quanto si apprende dalla Moncloa, Sanchez potrebbe decidere già lunedì e riportare la Spagna al voto il 29 novembre.
Articolo precedente
Fisco tutor, altre 60 imprese pronte a entrare

