La sostenibilità dipenderà non solo dalla quantità delle risorse ma dalla capacità di adeguarne organizzazione e personale alla domanda di assistenza dei più fragili

Più miliardi alla sanità ma senza un aumento del suo peso sull’economia nel breve periodo, mentre nel lungo termine invecchiamento e non autosufficienza sono destinati a spostare profondamente la domanda di assistenza.

È il quadro che emerge dal Rapporto della Ragioneria generale dello Stato “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario – Aggiornamento 2026”, appena pubblicato, che ricostruisce l’andamento della spesa sanitaria e assistenziale fino al 2070.

Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica si è attestata a 141,5 miliardi, pari al 6,3% del Pil, con un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente, inferiore al +4,1% indicato nelle precedenti previsioni. Nel 2026 è prevista invece una crescita molto più marcata: 148,5 miliardi, +4,9%, con un’incidenza sul Pil che sale al 6,4%. Ma da qui al 2029 quella percentuale non cambia: la spesa raggiungerà 151,2 miliardi nel 2027, 155,1 nel 2028 e 159,4 miliardi nel 2029, restando sempre al 6,4% del Pil.

È un primo elemento da considerare nel confronto sulle risorse per il Servizio sanitario nazionale: l’aumento nominale dei finanziamenti non equivale necessariamente a una crescita del peso della sanità rispetto alla ricchezza prodotta. Nel triennio 2027-2029 la spesa sanitaria aumenterà infatti in media del 2,4% l’anno, a fronte di una crescita del Pil nominale del 2,6%.

Una parte consistente dell’accelerazione del 2026 è inoltre assorbita dal personale. I redditi da lavoro dipendente salgono a 47,985 miliardi, +7,3%, soprattutto per i rinnovi contrattuali 2025-2027, le indennità e gli altri miglioramenti economici. I consumi intermedi raggiungono 49,239 miliardi (+3,4%), mentre le prestazioni acquistate da produttori privati salgono a 46,747 miliardi (+4,2%). Di queste, 8,389 miliardi riguardano la farmaceutica convenzionata e 7,710 miliardi l’assistenza medico-generica.

Il secondo passaggio riguarda il dopo Pnrr. Per il 2026 le previsioni incorporano oltre 3,5 miliardi di spesa della Missione 6 Salute. Dal 2027, però, il problema diventa mantenere in funzione quanto realizzato. Il Rapporto considera oneri per poco più di 1,3 miliardi l’anno a carico del finanziamento ordinario del Ssn per sostenere a regime interventi avviati con il Pnrr e collegati anche alla riorganizzazione territoriale prevista dal Dm 77. Il nodo, quindi, non è solo costruire Case della comunità, centrali operative e nuovi servizi, ma disporre stabilmente di personale e risorse per farli funzionare.

La pressione diventa ancora più evidente guardando oltre il 2030. Nello scenario di riferimento la spesa sanitaria passa dal 6,3% del Pil del 2025 al 6,5% nel 2030, al 7% nel 2040, al 7,3% nel 2050 e raggiunge il 7,5% intorno al 2060, per poi attestarsi al 7,4% nel 2070. A spingere è soprattutto la demografia: aumentano gli anziani e quindi il bisogno di assistenza, mentre diminuisce relativamente la popolazione nelle età lavorative, con effetti anche sulla crescita economica.

Il fronte sul quale il cambiamento è più marcato è quello della long term care, l’assistenza di lungo periodo legata soprattutto a disabilità e non autosufficienza. Nel 2025 vale complessivamente l’1,67% del Pil e quasi tre quarti della spesa, il 74,7%, sono destinati agli over 65. La componente sanitaria pesa per il 39%, le indennità di accompagnamento per il 42,7% e le altre prestazioni assistenziali per il 18,3%.

Solo le indennità di accompagnamento interessavano a fine 2025 circa 2,185 milioni di prestazioni. E la componente sanitaria della LTC, oggi pari a circa lo 0,65% del Pil, è destinata ad avvicinarsi allo 0,9% nel 2070. Tra il 2029 e il 2070, secondo le proiezioni della Ragioneria, il suo incremento rispetto al Pil risulta più che triplo rispetto a quello dell’assistenza per le patologie acute.

Cambia anche il profilo delle persone da assistere. La quota della spesa LTC destinata agli ultraottantenni, pari a circa il 51% nel 2010, sale al 57% nel 2040 e arriva vicino al 69% nel 2070. Oggi, inoltre, circa metà della spesa per non autosufficienza è costituita da trasferimenti monetari: l’assistenza a domicilio vale il 19,8% del totale e quella residenziale e semiresidenziale il 29,9%.

La questione futura, quindi, non sarà soltanto quanto spenderà il Ssn, ma dove e per quali bisogni dovrà spendere. Nel breve periodo pesano contratti, personale e costi di funzionamento; nel medio periodo occorre rendere strutturali i servizi avviati con il Pnrr; nel lungo periodo la crescita della non autosufficienza sposterà una quota sempre maggiore della domanda verso territorio, domicilio e assistenza continuativa.

La sostenibilità della sanità, secondo la Rgs, dipenderà quindi non solo dalla quantità delle risorse, ma dalla capacità di adeguarne organizzazione e personale a una popolazione molto più anziana.

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