
Il patron Perotti a Cannes: «Ci aspettiamo un 2026 buono per il gruppo». Presentato in anteprima mondiale lo yacht She: uno già venduto a Montezemolo
Un Un 2026 che, per il gruppo Sanlorenzo, si prospetta, «buono, se i saloni di settembre andranno bene, anche se non eccellente», in un mercato in cui l’Europa sta comprando un po’ meno barche, mentre crescono le Americhe e l’area Asia Pacific. E una certezza: il gruppo di nautica di lusso, attraverso la compagine denominata Polo di Carrara (che comprende Sanlorenzo col 45%, Riccardo Cima, alcuni fornitori e presumibilmente un altro cantiere), «farà un’offerta vincolante, il 15 ottobre prossimo, per The italian sea group».
A confermarlo è stato Massimo Perotti, patron e chief executive officer del gruppo con quartier generale ad Ameglia (La Spezia), a margine dell’anteprima mondiale dello yacht She. La presentazione della nuova barca si è svolta nella serata di ieri al Cannes yachting festival, manifestazione che prende il via ufficialmente questa mattina, con l’apertura dei cancelli sulla Croisette. Pur sottolineando che Sanlorenzo non intende fare passi azzardati, come gia aveva chiarito nei giorni scorsi, durante la presentazione dei dati semestrali agli analisti finanziari, «presenteremo – ha detto Perotti – una proposta per Tisg, tramite il Polo nautico di Carrara. Una proposta binding, questa volta, che vuol dire definitiva».
Quanto al mercato globale di Sanlorenzo, le Americhe segnano, per vendite (lo riporta la semestrale), un +35,4% anno su anno, l’Asia Pacific +35,8%, il Medio oriente e Africa +22,7% e l’Europa -16,6%. «L’Ue – ha spiegato Perotti – sta comprando un po’ meno, ma non c’è un crollo, né una crisi dell’Europa, è solo il risultato del riposizionamento delle percentuali, con due mercati, America e Africa, che sono cresciuti molto. Diciamo che l’Europa non corre come hanno corso Asia Pacific e America».
Perotti ha, poi, sottolineato che, nonostante la situazione geopolitica globale, il titolo Sanlorenzo ha avuto un ritorno annuale per gli azionisti, fino alla data di oggi, «superiore a quelli di altre grandi imprese del lusso, ossia +27,9%; rispetto al +13,7% di Ferrari, al -2,1% di Porsche, al +7,8% di Richemont e al -25,4% di Hermes».
Peraltro, nonostante i venti di guerra nel mondo e la politica Usa non aiutino certo la transizione ecologica, Sanlorenzo punta su tecnologie che favoriscono anche l’attenzione per l’ambiente. L’azienda, insomma, prosegue nella sua strategia Road to 2030, pur rallentandone una parte (quella dell’utilizzo nuovi carburanti), spostata a quando ci saranno le infrastrutture adatte. E continuando, però, a investire in soluzioni che possano ridurre l’impatto della nautica in tema di emissioni e non solo.
L’azienda ha anche ricevuto ufficialmente la certificazione Rina, relativa al progetto Life mystic, volto alla riduzione delle emissioni dei motori a combustione interna, attraverso l’impiego del metanolo quale vettore energetico alternativo. Il prototipo del motore bifuel, ha ricordato Perotti, è stato completato, così come i test. L’introduzione sul mercato, comunque, sarà allineata alla disponibilità dei carburanti alternativi e alla domanda degli armatori. Il gruppo, peraltro, sta sostenendo la realizzazione del primo impianto mediterraneo di produzione di biometanolo in Sardegna, presso il porto di Olbia.
Quanto al nuovo yacht She, è lungo 25,5 metri: «Sei unità – ha affermato Perotti – sono state già vendute prima della sua presentazione ufficiale. E una di queste è andata a Luca Cordero di Montezemolo». Su She, ancora in tema di tutela ambientale, il cantiere ha introdotto un teak alternativo e resine a basse emissioni per le parti strutturali in composito, con uno studio avanzato sull’impiego di fibre naturali per alcuni componenti, per raggiungere l’obiettivo di estenderne progressivamente l’utilizzo all’intera gamma. Sanlorenzo ha, infine, avviato una nuova collaborazione strategica con Byd energy storage, focalizzata sullo sviluppo di sistemi di batterie e gestione dell’energia di nuova generazione per i superyacht.
Articolo precedente
Nuovo rapporto Onu: perché l’aria pulita fa bene al bilancio
Articolo successivo
Il nuovo mondo di Corto Alto

