Sardegna: in stallo il rilancio della filiera dell’alluminio, pressing sul Mimit

A vuoto gli ultimi incontri al Ministero su Eurallumina e Sider Alloys. L’impegno di Regione e sindacati

La filiera dell’alluminio stenta a ripartire. Anche gli ultimi due incontri al Mimit di martedì sono andati a vuoto. Nessun passo avanti nella vertenza che, da una parte, riguarda l’Eurallimina e dall’altra la Sider Alloys. Due aziende con altrettante vertenze distinte, ma considerate primo e secondo anello della filiera.

Nel caso dell’Eurallumina, azienda che, sotto il controllo della russa Rusal, si occupava sino alla fermata del marzo 2009 della trasformazione della bauxite in allumina (da cui si ricava poi l’alluminio primario), l’azienda deve fare i conti con il congelamento dei fondi per via delle sanzioni alla Russia. Una situazione che ha visto poi la Rusal sospendere le erogazioni verso la controllata, circa 2,4 milioni di euro al mese, e congelare il piano di rilancio che vale oltre 350 milioni di euro.

Non a caso dai sindacati di categoria arriva un giudizio «negativo sulla riunione». Per i rappresentanti di Filctem, Femca e Uiltec, la questione parte «dai ritardi per la gestione ordinaria delle risorse finalizzate a garantire l’aspetto ambientale e per la gestione amministrativa ordinaria». «Oltre a non aver risolto il problema sugli aspetti legati al congelamento delle azioni – scrivono i sindacati – emergono forti ritardi sull’erogazione delle risorse promesse per preservare l’impianto. Sul futuro proseguono con difficoltà le interlocuzioni con Rusal, per cui il Mimit ha comunicato di avere avviato un approfondimento giuridico legislativo finalizzato a creare le condizioni per una possibile amministrazione controllata con lo scopo di nominare un commissario ad hoc».

Ad andare in pressing sul Governo è anche la Regione. «Dobbiamo passare dalla gestione delle emergenze a una strategia industriale capace di garantire competitività, continuità produttiva e lavoro – sottolinea Emanuele Cani, assessore regionale dell’Industria -. Per il caso dell’Eurallumina non solo c’è la necessità di continuare il confronto con l’attuale proprietà, ma anche di preparare un piano B, considerato il protrarsi dell’incertezza determinata dal complesso quadro geopolitico. Non possiamo continuare ad aspettare senza una prospettiva. Se non emergerà in tempi brevi una soluzione con l’attuale proprietà, dobbiamo valutare anche un soggetto terzo e tutti gli strumenti che possano garantire la continuità dello stabilimento e favorire l’eventuale ingresso di nuovi investitori».

Aperta anche la vertenza relativa alla Sider Alloys, l’azienda che ha rilevato lo stabilimento che a Portovesme produceva alluminio per pani e billette dall’Alcoa.

«C’è la necessità di creare le condizioni per la ripresa della produzione, partendo dal superamento dei nodi ancora aperti e dall’aggiornamento del piano industriale – aggiunge -. Guardiamo positivamente la disponibilità manifestata dalla società a confrontarsi con eventuali soggetti interessati e dobbiamo cogliere questa apertura e creare le condizioni affinché un eventuale investitore possa concretamente entrare nel progetto».

Da qui un invito: «Per questo è necessario sbloccare rapidamente tutti i nodi ancora aperti, a partire dall’Aia» (Autorizzazione integrata ambientale). E poi un nodo da sciogliere che riguarda l’intero complesso. «Non possiamo lasciare il prezzo dell’energia alla sola trattativa commerciale tra le aziende e i grandi operatori – conclude -. Se vogliamo produzioni competitive almeno a livello europeo, dobbiamo costruire una politica strutturale che garantisca condizioni energetiche adeguate».

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