
Riscoperta in Sardegna, l’edilizia in terra cruda unisce tradizione e sostenibilità
La nuova frontiera per l’edilizia sostenibile, nei piccoli centri della Sardegna, passa per la terra cruda. Ossia le case costruite con i mattoni realizzati con paglia e fango e poi essiccati al sole senza passare per il forno. Un’antica tradizione, diffusa soprattutto nel Campidano e Medio Campidano, che oggi viene riscoperta, anche alla luce della necessità di coniugare sostenibilità e comfort, con case fresche in estate e calde in inverno.
«Negli ultimi 10 anni si sta riscoprendo questo materiale presente soprattutto nel Campidano – dice Sara Collu, architetta con studi proprio sul tema-, non a caso anche altri tecnici e colleghi quando lavorano in campo di recupero e ristrutturazione stanno attenti a questo tipo di tecnica che sta prendendo piede anche in diversi Paesi dell’Europa». Ossia quella delle case in cui i materiali da costruzione sono, in prevalenza, ladiri (mattoni in terra cruda realizzati impastando fango e paglia lasciandoli poi essiccare) e legno.
«Le case in terra cruda arrivano da un processo che è poco industriale e ha pochi inquinanti, ma è altamente competitivo – aggiunge l’architetta che è autrice del libro Ladiri (pubblicato in italiano e inglese) – perché altamente prestante a livello termico». La presenza e lo spessore dei mattoni in terra cruda favoriscono il processo che rende le case fresche in estate e più calde in inverno.
C’è poi un altro aspetto, e riguarda la sostenibilità. «Nella produzione di un mattone di terra cruda – aggiunge ancora – non avviene il processo di combustione. Il mattone non finisce nel forno come per i laterizi, ma viene lasciato essiccare al sole». Eppoi la questione circolarità. «I mattoni in ladiri possono essere riciclati al 100% – argomenta -. È capitato durante una ristrutturazione di un edificio di riutilizzare il fango di una parete per fare nuovi mattoni con quella terra. Si tratta di un passaggio molto importante sul piano dell’economia circolare e ambientale».
C’è poi la questione sicurezza e stabilità. «Ci sono case in ladiri che hanno anche 200 anni – prosegue – , la forza del mattone in ladiri è nella compattezza e coesione. Poi tutto dipende sempre da come viene fatta la manutenzione e la cura. Certo se un edificio viene abbandonato e il tetto non controllato è chiaro che si possono presentare dei problemi. Ma questo fatto avviene anche con le altre tecniche di costruzione». La riscoperta di questa tecnica ha visto nascere anche piccole aziende che hanno avviato la produzione di mattoni in terra cruda. «Qualcuna è presente in Sardegna – aggiunge ancora -, qualche altra nella Penisola dove, però, si utilizza argilla e una tecnica differente».
In questo quadro, però, non mancano le difficoltà. Perché l’utilizzo dei mattoni in terra cruda ha delle limitazioni.
«L’Università sta svolgendo in proposito studi e prove di carico – aggiunge ancora Sara Collu -, perché la normativa non consente di utilizzare totalmente il ladiri per una nuova costruzione, ma chiede struttura portante di materiale diverso e gestito con colonne e travi per tamponamento». Tecnica differente da quella usata nelle case storiche (che in qualche caso sono state costruite anche su tre livelli), realizzate con struttura «portante continua». «Nei punti d’angolo il mattone si interseca con altri mattoni a file sfalsate – aggiunge – con il risultato di una struttura coesa. Condizione non valida per la normativa, ma che invece viene utilizzata per le ristrutturazioni degli edifici presenti nei diversi centri storici».
Resta poi un altro elemento che riguarda il settore: l’applicazione. «Certo in una grande città è difficile pensare a questa soluzione – conclude – ma ogni intervento va contestualizzato al territorio e anche alle dimensioni dei paesi, dove questa sfida in cui innovazione e tradizione vanno di pari passo, è possibile».
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