L’intensificarsi dei conflitti, l’uso crescente di armi esplosive, gli edifici scolastici distrutti o trasformati in rifugi: più di 90 milioni di bambini non possono studiare
Save the Children ha pubblicato oggi, martedì 9 settembre, giornata internazionale per la protezione dell’educazione dagli attacchi armati, una nota per denunciare la negazione al diritto all’istruzione dei bambini che abitano in zone di guerra.
Da quanto si apprende, gli attacchi all’istruzione nel biennio 2024-2025 sono aumentati di oltre il 40% rispetto al biennio precedente e sono 93 milioni i bambini che non frequentano la scuola a causa delle crisi in tutto il mondo.
Il Libano, paese che attraversa da anni una forte crisi educativa, conta circa centomila bambini che iniziano le lezioni «senza un’aula in cui studiare». Le famiglie hanno paura di mandare i propri figli a scuola, a causa degli «attacchi aerei e dell’insicurezza diffusa». Questa situazione alimenta piaghe sociali quali il lavoro minorile, i matrimoni precoci e lo sfruttamento.
A Gaza, quasi la totalità degli edifici scolastici (il 97,5%) è stato danneggiato dagli attacchi militari, privando più di quattrocentomila ragazzi di «forme di apprendimento in presenza».
Mentre la Cisgiordania non riesce a garantire un accesso «sicuro e continuativo» alla formazione, a causa delle operazioni militari, delle restrizioni alla circolazione, delle demolizioni di scuole e delle violenze dei coloni diventate ormai pane quotidiano.
In Ucraina, «quasi una scuola su cinque (19%) è costretta a ricorrere a formule di insegnamento miste tra presenza e remoto», considerando la vicinanza alla linea del fronte o la mancanza di rifugi antiaerei adeguatamente attrezzati. Nel mirino degli attacchi russi finiscono anche i magazzini degli editori scolastici: più di un milione di libri di testo sono andati persi.
In Sudan, «10,5 milioni di minori necessitano di supporto educativo e circa 8 milioni di bambini in età scolare non sono ancora rientrati in classe». Il Paese versava in condizioni critiche ancor prima dello scoppio del conflitto nel 2023, con quasi 7 milioni di ragazzi esclusi dall’istruzione. Molti edifici scolastici sono ora utilizzati come rifugi per le famiglie sfollate.
Restando in Africa, la Repubblica Democratica del Congo ha registrato più di trecento attacchi contro le scuole nel biennio preso in analisi.
«Nessun bambino dovrebbe essere costretto a scegliere tra andare a scuola e sopravvivere. Le scuole sono strutture civili protette dal diritto internazionale umanitario e non dovrebbero mai diventare bersaglio di attacchi o essere utilizzate per scopi militari», commenta la direttrice generale di Save the Children Daniela Fatarella.
L’organizzazione chiede ai governi di attuare misure concrete in merito, sottoscrivendo la Safe Schools Declaration del 2015 mirata alla protezione di studenti, insegnanti e strutture scolastiche. Altra priorità dei leader mondiali deve essere il pieno rifinanziamento della Global Partnership for Education, destinando 5 miliardi di dollari per contribuire a contrastare la crescente emergenza educativa globale entro il 2030.
«Proteggere le scuole significa proteggere il futuro», conclude Fatarella.

