I leader nazionalisti di tre dei quattro Stati del Regno Unito hanno unito le forze per staccarsi da Londra e tornare a far parte dell’Unione Europea

Progetto indipendenza: i leader nazionalisti di tre dei quattro Stati del Regno Unito hanno unito le forze per staccarsi da Londra e tornare a far parte dell’Unione Europea. «L’era di Westminster sta volgendo al termine», hanno dichiarato in un comunicato congiunto ieri il premier scozzese John Swinney, la premier dell’Irlanda del Nord Michelle O’Neill e il primo ministro gallese Rhun ap Iorwerth.

Al primo incontro dei tre leader, ospitato a Cardiff dal premier gallese, leader di Plaid Cymru, ha partecipato anche Mary Lou McDonald, presidente di Sinn Fein e leader dell’opposizione in Irlanda.

«Chiediamo al Governo britannico di preparare e facilitare il cambiamento costituzionale in ogni giurisdizione», esorta il documento firmato dai leader, perchè «Westminster non ha il diritto di bloccare la democrazia o negarci il diritto di decidere il nostro futuro». Il memorandum rivendica il diritto di indire referendum nei rispettivi Paesi per dare ai cittadini la possibilità di scegliere se restare parte del Regno Unito o diventare indipendenti.

I leader nazionalisti puntano a sfruttare una situazione senza precedenti, che per la prima volta vede tre partiti nazionalisti al Governo a Belfast, Edimburgo e Cardiff. Alle elezioni del maggio scorso infatti Plaid Cymru ha vinto, mettendo fine a decenni di dominio laburista in Galles, mentre lo Scottish National Party è al potere in Scozia dal 2007 e a Belfast Sinn Fein ha acquisito il diritto di nominare la premier ma è in un Governo di coalizione assieme a Dup, il partito protestante.

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ha galvanizzato i movimenti indipendentisti e rafforzato Sinn Fein, Snp e Plaid Cymru, tre partiti fortemente filo-europei. I tre leader hanno affermato ieri che Brexit ha danneggiato le loro economie e hanno dichiarato che, una volta conquistata l’indipendenza da Londra, «il futuro delle nostre nazioni è nella Ue».

Il primo ministro britannico Andy Burnham ieri ha ribadito il suo «forte sostegno per l’Unione» e ha respinto le «proposte divisive» dei leader nazionalisti, dichiarando che si impegnerà per «rafforzare la sicurezza economica, invece di avviare dibattiti sulla costituzione o altri referendum».

Spetta al premier britannico decidere se consentire un secondo referendum in Scozia dopo quello del 2014, quando il 55% degli elettori aveva votato per restare parte del Regno Unito. Gli accordi di pace in Irlanda del Nord prevedono invece la possibilità di un referendum per riunificare l’isola se la maggioranza dei cittadini lo chiede. Il presidente americano Donald Trump ha riaperto il dibattito nei giorni scorsi, dichiarando durante una visita a Dublino che l’Irlanda unita è «inevitabile».

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