
Dalla Francia alla Grecia, dalla Romania alla Bulgaria, migliaia di studenti e docenti denunciano strutture inadeguate, servizi igienici insufficienti e posti vacanti. In alcuni Paesi si fa lezione in aule prefabbricate, in altri le temperature superano i 30 gradi durante i mesi più caldi. E le disuguaglianze tra territori alimentano il divario educativo
Le scuole che d’estate diventano forni, gli insegnanti che mancano per mesi, i bagni senza acqua corrente e gli edifici che aspettano da anni una ristrutturazione. Le proteste degli studenti francesi hanno riportato al centro del dibattito europeo una questione che va oltre le rivendicazioni di una singola generazione: la condizione delle infrastrutture scolastiche e la capacità dei sistemi educativi di garantire a tutti ambienti sicuri e adeguati per imparare.
Dalla Francia alla Grecia, dalla Romania alla Bulgaria, i problemi si ripetono, pur con intensità differenti. Ci sono edifici che non riescono a reggere le ondate di calore, scuole rurali prive di servizi essenziali, istituti sovraffollati e difficoltà nel reperire docenti, soprattutto nelle aree meno attrattive. A queste criticità si aggiungono le disparità territoriali e sociali, che rischiano di tradursi in opportunità educative profondamente diverse.
In Francia, dove le proteste degli studenti hanno acceso i riflettori sulle condizioni degli istituti, il problema riguarda sia gli edifici sia la disponibilità di insegnanti. Le scuole secondarie francesi hanno in media 61 anni, un’età che sale a 71 anni negli istituti professionali. Soltanto il 15% degli edifici scolastici è stato costruito o ristrutturato dal 2015, mentre oltre un terzo delle scuole ha raggiunto o superato la propria capienza massima.
A preoccupare è anche l’inadeguatezza delle strutture a reggere le temperature estive. Gli edifici scolastici, gestiti dalle autorità locali, non sono generalmente progettati per affrontare le ondate di calore, che negli ultimi anni hanno coinciso con periodi di lezione e con gli esami di fine anno.
Il problema climatico si intreccia con quello del personale. «C’è una carenza di insegnanti. È molto difficile sostituire un docente, almeno nella scuola secondaria», spiega Adrien Misson, rappresentante sindacale dell’UNSA e insegnante di spagnolo in un istituto secondario di Nantes.
Le proteste sono* nate anche dalle condizioni materiali degli edifici. Gli studenti hanno denunciato problemi di costruzione e persino la presenza di ratti nelle strutture scolastiche. Durante l’ondata di calore di giugno, le temperature nelle aule hanno suscitato ulteriori contestazioni, proprio mentre si svolgevano gli esami finali.
Secondo i dati Ocse relativi al Programme for International Student Assessment (PISA) 2025, il 45% degli studenti francesi frequenta scuole in cui i dirigenti segnalano che la carenza di insegnanti ostacola l’insegnamento, contro una media Ocse del 39%. Il dato è in miglioramento rispetto al 67% del 2022, ma resta elevato. Il 25% dei dirigenti segnala inoltre carenze infrastrutturali, tra cui problemi di riscaldamento, aria condizionata e illuminazione.
Per Misson, servono maggiori risorse soprattutto nei quartieri più difficili, dove le scuole dovrebbero poter contare su classi meno numerose e ore aggiuntive di insegnamento. Le misure adottate finora per incentivare i docenti a lavorare nelle aree meno richieste, tra cui maggiorazioni salariali e incentivi alla mobilità, non hanno risolto completamente il problema.
La situazione è particolarmente critica in Grecia, dove l’invecchiamento degli edifici si accompagna a carenze di personale e a forti differenze tra le scuole.
Il 63,8% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1985 e quasi tre su dieci risalgono a prima del 1960. Secondo i dati Ocse relativi a PISA 2025, il 47% degli studenti greci di 15 anni frequenta istituti in cui i dirigenti segnalano che le carenze delle infrastrutture fisiche ostacolano almeno in parte l’insegnamento. Il 46% frequenta scuole che denunciano carenze di personale docente.
Le difficoltà si manifestano in episodi che riguardano la sicurezza degli edifici e i servizi essenziali. Nell’aprile 2026, in una scuola primaria di Atene, nel quartiere di Ambelokipi, una parte del soffitto dei bagni esterni è crollata poco prima dell’inizio delle lezioni. I rappresentanti dei genitori avevano denunciato crepe, umidità, superfici danneggiate e rubinetti rotti. Nello stesso istituto si era verificata in precedenza una fuga di gas nel locale caldaia allagato.
A Creta, nel maggio 2026, una scuola secondaria di primo grado frequentata da 240 alunni è rimasta senza acqua per tre giorni, rendendo impossibile utilizzare normalmente i servizi igienici. E a cinque anni dal terremoto del 2021 ad Arkalochori, sempre a Creta, circa 700 studenti continuano a seguire le lezioni in strutture prefabbricate.
Anche il caldo rappresenta un problema ricorrente: in molte aule mancano l’aria condizionata e persino ventilatori adeguatamente mantenuti. Quando le temperature superano i 30 gradi – denunciano i rappresentanti dei genitori – svolgere regolarmente le lezioni diventa estremamente difficile.
A raccontare il peso di queste carenze è Argyro Karakitsou, 17 anni, studentessa dell’ultimo anno di una scuola superiore pubblica nel complesso scolastico di Grava, ad Atene, temporaneamente chiuso nell’ottobre 2026 dopo timori per una possibile fuga di gas.
«I lavori di ristrutturazione possono iniziare e poi rimanere incompiuti», racconta. Nella sua scuola ci sono stati problemi di isolamento e infiltrazioni d’acqua dai soffitti; i bagni sono stati ristrutturati, ma sono rimasti senza illuminazione.
A questo si aggiungono le cattedre scoperte. «A volte una materia non viene insegnata per i primi due o tre mesi dell’anno scolastico. Se un insegnante è assente per motivi di salute, può succedere che non venga nominato un supplente fino al suo rientro», spiega.
La studentessa sottolinea anche un altro aspetto: l’abitudine a convivere con le carenze. «Siamo diventati abituati a molte di queste cose. Quasi diamo per scontato che sia così che funzionano le scuole».
Il malcontento è sfociato in mobilitazioni. L’8 ottobre, il coordinamento degli studenti di Atene ha promosso occupazioni, astensioni dalle lezioni e assemblee, chiedendo la copertura dei posti vacanti, edifici sicuri, laboratori moderni e strutture sportive adeguate.
Il governo ha avviato un programma di ristrutturazione che, nella seconda fase, prevede 100 milioni di euro destinati a 238 scuole, nell’ambito di un piano più ampio che punta a intervenire su circa 2.500 istituti. Resta però aperta la questione delle disuguaglianze: accanto alle scuole interessate dagli investimenti, altre continuano a fare i conti con strutture inadeguate e risorse insufficienti.
In Spagna, il problema riguarda soprattutto le aule temporanee e l’adattamento degli edifici alle temperature estive.
Prima della pandemia, circa 50mila studenti frequentavano lezioni in strutture prefabbricate. In Catalogna la situazione è migliorata, ma migliaia di bambini continuano a studiare in questo tipo di ambienti.
Secondo i dati del governo catalano, tra il 2021 e il 2025 il numero di scuole con aule prefabbricate è sceso da 421 a 377, mentre quello delle unità temporanee è diminuito da 1.006 a 915. È il caso dell’istituto di Viladecans, nel Baix Llobregat, dove gli studenti frequentano le lezioni in 12 strutture prefabbricate.
Il caldo rappresenta un’ulteriore criticità. Il decreto 486/1997, che disciplina le condizioni nei luoghi di lavoro e si applica anche alle strutture educative, prevede temperature comprese tra 17 e 27 gradi per gli ambienti destinati ad attività sedentarie. Durante l’estate, tuttavia, in numerose aule scolastiche spagnole si superano i 30 gradi.
A giugno, il Consiglio dei ministri ha concordato lo stanziamento di 200 milioni di euro dal Fondo nazionale per l’efficienza energetica per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici scolastici, compresi gli impianti di climatizzazione.
Secondo le stime dell’organizzazione Equitat, già Fondazione Bofill, adeguare il sistema di climatizzazione delle 1.200 scuole catalane considerate insufficienti sotto questo profilo costerebbe circa 1,3 miliardi di euro. Una cifra che dà la misura della portata degli interventi necessari per adattare le strutture esistenti alle nuove condizioni climatiche.
Il problema delle temperature elevate emerge anche in Austria. Un’indagine scientifica condotta dall’Austrian Institute of Technology durante l’ondata di calore [...]

