
Il ministro serbo Vujic: «Il generale avrà onori civili e militari». La croazia protesta. Voci critiche anche a Belgrado
L’ex leader militare serbo-bosniaco Ratko Mladic, soprannominato «il macellaio dei Balcani» per il suo ruolo nel massacro di Srebrenica del 1995, avrà i funerali con «tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto». Lo ha annunciato il ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic, alla radio locale K1. Gravemente malato da mesi, Mladic è morto giovedì 27 agosto all’Aja, dove stava scontando l’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
«Siamo pronti a partire per L’Aja non appena sapremo quali saranno i prossimi passi, nel pieno rispetto di tutti i desideri della famiglia del generale Mladić, con la quale noi del governo siamo in contatto regolare», ha dichiarato Vujić, aggiungendo che sarà la famiglia a decidere tutto riguardo al funerale di Mladić. «Spetta a loro decidere. È certo che il generale Mladic riceverà tutti gli onori militari e di Stato che gli spettano, quando si parla di onori di Stato. Sarà la famiglia a decidere il luogo», ha detto il ministro.
Parlando poi delle richieste che Mladić potesse trascorrere i suoi ultimi giorni in Serbia, con la famiglia, Vujić ha affermato che dal 20 agosto sono state inviate quattro lettere e che fin dall’inizio sono stati lanciati avvertimenti sul fatto che la salute di Mladić era a rischio. «Purtroppo, ieri, proprio mentre stavamo ultimando la lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, in cui parlavamo della necessità del suo intervento, è giunta la triste notizia della scomparsa del generale», ha dichiarato Vujić. Il ministro ha affermato che, dopo le valutazioni mediche sulla gravità delle condizioni di Mladić, era legittimo sollevare la questione del trattamento umanitario di una persona nelle fasi terminali della vita.
«È legittimo sollevare la questione dell’umanità. Già dopo il primo referto medico, non redatto da esperti indipendenti o medici serbi, ma dai medici dell’ospedale penitenziario, avevamo ricevuto informazioni sulla necessità di cure palliative. Avevano persino sottolineato l’importanza che la famiglia si presentasse al più presto. Tutti i segnali indicavano che la fine era vicina», ha affermato il ministro. Secondo Vujić, la Serbia ha immediatamente richiesto il rilascio di Mladić per motivi umanitari, sottolineando che quando una persona si trova in una fase così avanzata della vita, lo scopo della punizione perde di significato.
«Questi sono anche standard internazionali, è risaputo. Poi c’è l’aspetto umanitario primario, soprattutto quando la vita si misura in giorni. In questi casi si ricorre alle cure palliative, che non includono solo la terapia medica, ma anche un ambiente familiare, in modo che una persona gravemente malata possa trascorrere i suoi ultimi giorni con la famiglia. Queste sono regole mediche e umanitarie», ha sottolineato Vujić.
L’annuncio dei funerali di Stato ha provocato l’indignazione degli Stati balcanici, con il ministro della Difesa croato Ivan Anusic che ha paventato che quanto accaduto negli anni Novanta sia solamente «il primo tempo» nelle intenzioni di Belgrado. In questo clamore, con nuove ondate di nazionalismo che pervadono le vie della Serbia, risulta assordante il silenzio di queste prime ore dell’Unione europea.
«Forti dell’esperienza degli anni Novanta, abbiamo informato i Paesi membri e i nostri alleati all’interno della Nato che la Serbia in questo momento si sta riarmando in maniera eccessiva, senza alcuna necessità, perché non è minacciata da nessuno e da nulla», ha specificato il ministro croato.
All’interno della stessa Serbia non sono mancate voci che hanno respinto la narrazione del ministro della Giustizia. Marinika Tepic, del Partito della Libertà e della Giustizia, ha per esempio ricordato che Mladic è stato condannato con sentenza definitiva per una serie di crimini di guerra. Anche il Partito Democratico ha espresso una posizione analoga, affermando che «la morte di un individuo non cambia i fatti accertati dai tribunali internazionali, né può cancellare la responsabilità per i crimini commessi».
Belgrado può in ogni caso contare sullo storico alleato russo: il capo del Consiglio di sicurezza nazionale di Mosca, Serghei Shoigu, ha condannato «il verdetto ingiusto» e le «disumane condizioni di carcerazione» di Mladic, esprimendo le «più profonde condoglianze» alla famiglia del leader militare serbo-bosniaco.
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