I ricercatori dell’ateneo milanese, grazie a borse di studio finanziate dall’Ue, affrontano i temi dei crediti di carboni e degli effetti sociali della crisi climatica
Il cambiamento climatico sta modificando anche il modo in cui le economie definiscono e gestiscono il rischio. Negli ultimi decenni istituzioni, imprese, assicuratori e mercati hanno sviluppato strumenti per prevedere i costi di un pianeta più caldo, trasferire le perdite, finanziare la riduzione delle emissioni o compensare chi è esposto a condizioni ambientali più rischiose. Il modo in cui questo rischio viene misurato e distribuito può influenzare profondamente le risposte al cambiamento climatico.
È questo il terreno comune dei due nuovi Erc (European Research Council) Starting Grant assegnati alla Bocconi a Matthias Rodemeier e Grace Ballor, due ricerche che affrontano il rapporto tra clima ed economia da prospettive diverse. Il primo ricercatore, del Dipartimento di Finanza e del Centro di ricerca Baffi, metterà alla prova, con M4E – Market-Based Solutions for Environmental Challenges, la questione sul terreno dei mercati, studiando se strumenti come i crediti di carbonio e gli incentivi economici legati all’esposizione ambientale possano funzionare davvero e a quali condizioni. Ballor, del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche e del Centro di ricerca Dondena, con Eurisk – The History of Climate Risk Management in the European Union, ricostruirà la storia della gestione del rischio climatico in Europa dagli anni Novanta, interrogandosi su come la crescente attenzione ai costi economici del cambiamento climatico abbia interagito con gli obiettivi di mitigazione.
Il progetto M4E di Matthias Rodemeier studierà il ruolo sempre più ampio dei mercati privati in settori in cui la regolamentazione ambientale rimane incompleta. L’attenzione è rivolta a due categorie: i mercati di mitigazione, come quelli dei crediti di carbonio, che dovrebbero indirizzare capitali verso attività capaci di ridurre le emissioni, e i mercati di adattamento, che introducono incentivi economici per affrontare i rischi legati a inquinamento e ondate di calore. Il punto critico, in entrambi i casi, è la qualità delle informazioni disponibili a chi compra, vende o accetta un incentivo.
Nel caso dei crediti di carbonio, per esempio, chi acquista un carbon offset deve poter verificare che la riduzione delle emissioni dichiarata sia effettivamente avvenuta. Sul fronte dell’adattamento, invece, alcune imprese offrono una retribuzione aggiuntiva ai lavoratori disposti a operare durante le ondate di calore o in condizioni di forte inquinamento. Il rischio, evidenziato da sindacati e autorità di regolamentazione, è che un incentivo economico possa spingere lavoratori che non dispongono di informazioni adeguate sui rischi per la salute ad accettare un’esposizione eccessiva.
M4E cercherà di capire se una diversa progettazione dei mercati, attraverso maggiore trasparenza delle informazioni, sistemi di monitoraggio e contratti più efficaci, possa migliorarne i risultati ambientali e sociali. Un esperimento coinvolgerà circa 20mila fornelli ecologici e utilizzerà un sistema di monitoraggio basato sulla blockchain per verificare l’utilizzo effettivo dei dispositivi e le riduzioni reali delle emissioni associate ai crediti di carbonio. Altri esperimenti valuteranno se una consulenza personalizzata attraverso l’intelligenza artificiale possa aiutare imprese e consumatori a distinguere i crediti con maggiore impatto da quelli meno credibili. Il terzo filone porterà invece l’analisi sul mercato del lavoro italiano, attraverso i dati di oltre sette milioni di consegne di cibo. Combinando le informazioni sull’offerta di manodopera dei corrieri con i dati in tempo reale sull’inquinamento e sulla temperatura, Rodemeier svilupperà un nuovo meccanismo di pagamento algoritmico progettato per compensare equamente i lavoratori per i rischi per la salute ambientale, senza incoraggiare i lavoratori disinformati a esporsi eccessivamente a tali pericoli.
Il secondo grant va a Grace Ballor per Eurisk – The History of Climate Risk Management in the European Union. Il progetto rovescia la domanda che ha dominato il dibattito pubblico degli ultimi decenni: non perché l’Europa non abbia agito sul clima, ma come abbia effettivamente gestito il rischio climatico a partire dagli anni Novanta.
«Eurisk – spiega Ballor – nasce dalla discrepanza tra, da un lato, il discorso accademico e pubblico volto a spiegare l’inazione sul cambiamento climatico e, dall’altro, le affermazioni dell’UE stessa di essere stata un “leader globale in materia di clima” sin dai primi anni ’90. La mia ricerca preliminare mostra che i documenti d’archivio sono pieni di decenni di “azioni” climatiche intraprese da un’ampia varietà di attori pubblici e privati, tra cui organizzazioni internazionali, istituzioni dell’Ue e i loro Stati membri, i cui risultati a livello planetario assomigliano all’inazione. L’innovazione di Eurisk sta nel mettere in luce gli approcci di gestione del rischio legati al cambiamento climatico che hanno dato priorità agli interessi economici rispetto agli imperativi ecologici». Un sistema che ha misurato, prezzato e redistribuito il rischio climatico può avere prodotto esiti indistinguibili dall’inerzia, pur essendo il risultato di scelte molto attive. Se la gestione del rischio sia diventata un modo di adattarsi al riscaldamento senza aggredirne le cause resta, per ora, una domanda aperta: «E’ proprio ciò che Eurisk intende indagare nei prossimi cinque anni», dice Ballor.
L’indagine si muoverà su quattro fronti, incrociando fonti d’archivio e interviste. Analizzerà in che modo le istituzioni sovranazionali abbiano integrato il rischio climatico nel processo decisionale, come le imprese abbiano adattato le proprie strategie e catene di approvvigionamento all’aumento dei costi climatici, come assicuratori e riassicuratori abbiano sviluppato nuovi metodi di valutazione dei rischi sempre più imprevedibili e, infine, come i tribunali e gli organismi alternativi di risoluzione delle controversie abbiano determinato la responsabilità per le perdite legate al clima. L’obiettivo è ricostruire come la titolarità del rischio sia passata di mano nel tempo.
La scelta del perimetro europeo non è casuale e non è soltanto metodologica. «Eurisk si concentra sul contesto europeo sia perché l’Ue rivendica il ruolo di leader globale in materia di clima, sia perché punta con ottimismo a orientare le riforme in un ambito in cui ciò potrebbe essere ancora possibile», conclude Ballor. Il progetto produrrà banche dati pubbliche, un archivio di interviste, un podcast mensile e sintesi annuali destinate ai decisori politici.
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