
Il piano E-Distribuzione vale quasi l’80% in più del precedente: media e bassa tensione sotto pressione tra nuovi impianti, inversione dei flussi e blackout estivi
La Sicilia corre sulle rinnovabili, ma la rete che deve raccogliere e distribuire l’energia non tiene ancora lo stesso passo. È qui che si sposta una parte decisiva della transizione energetica dell’Isola. E-Distribuzione mette sul tavolo per il triennio 2026-2028 circa 1,8 miliardi di euro di investimenti, quasi l’80% in più rispetto al precedente programma. Una cifra che misura la pressione cui è sottoposta la rete di media e bassa tensione siciliana.
Il collo di bottiglia, infatti, non è più soltanto sulla grande rete. Terna sta investendo sull’alta e altissima tensione, sulle dorsali e sulle interconnessioni, con un piano pluriennale che per la Sicilia vale circa 3,5 miliardi. Ma l’energia prodotta dai nuovi impianti fotovoltaici ed eolici deve poi essere immessa e gestita attraverso la rete locale: cabine primarie, linee in media tensione, cabine secondarie e bassa tensione.
La fotografia pubblicata dalla stessa E-Distribuzione rende evidente il problema. La mappa delle aree critiche, utilizzata per indicare la disponibilità della rete alla connessione di nuovi impianti, mostra alla scala regionale una Sicilia praticamente tutta compresa fra media e alta criticità. Il rosso, che identifica le aree ad alta criticità, prevale nel Trapanese, nell’Agrigentino, nel Nisseno e nell’Ennese e interessa ampie porzioni del Ragusano e del Siracusano. Palermo, Messina e gran parte del Catanese risultano invece prevalentemente arancioni, quindi a media criticità.
Dietro quei colori c’è anche un fenomeno destinato a diventare sempre più frequente: l’inversione del flusso di energia. Per decenni la rete è stata progettata sostanzialmente per funzionare in una direzione: l’elettricità partiva dalle grandi centrali, arrivava alle cabine e da lì veniva distribuita a case e imprese. Con la diffusione di fotovoltaico ed eolico, in alcune ore accade il contrario. Se un territorio produce più energia di quanta ne consuma, l’elettricità in eccesso risale dalla rete locale verso la cabina primaria e quindi verso la rete nazionale.
L’inversione non è di per sé un’anomalia, ma quando diventa frequente mette sotto pressione un’infrastruttura nata per condizioni di produzione diverse. Trasformatori, linee e sistemi di protezione devono gestire flussi bidirezionali e quantità di energia che spesso non erano previste quando la rete è stata progettata. Da qui la necessità di nuove cabine, linee più robuste, trasformatori più potenti e sistemi digitali di controllo.
I dati di E-Distribuzione mostrano che nel 2025 l’inversione dei flussi ha interessato decine di cabine primarie siciliane, dall’Agrigentino a Gela, dal Calatino all’Ennese, fino alle aree di Partinico, Ragusa, Vittoria, Augusta, Priolo e al Trapanese. In numerosi casi il fenomeno si è verificato per oltre il 5% delle ore dell’anno. Non significa automaticamente che quelle cabine siano sature, ma indica quanto profondamente sia cambiato il funzionamento della rete.
A mostrare quanto il sistema sia già sotto pressione ci sono anche i blackout che nelle settimane più calde hanno interessato diverse aree dell’Isola. Le cause immediate sono diverse da quelle legate alla crescita delle rinnovabili: temperature elevate, maggiore domanda di energia e stress di cavi e componenti. Ma il problema strutturale è comune. La rete di media e bassa tensione deve ormai sostenere contemporaneamente picchi di consumo sempre più elevati e una produzione distribuita che, nelle ore di maggiore generazione, può arrivare a invertire il normale flusso dell’energia. È una rete costruita per condizioni diverse da quelle nelle quali oggi è chiamata a funzionare.
Il programma da 1,8 miliardi arriva dunque mentre crescono gli impianti connessi, le richieste di nuova capacità e i carichi legati all’elettrificazione dei processi produttivi, alla mobilità elettrica e ai nuovi insediamenti industriali. La rete non deve più soltanto consegnare energia agli utenti finali: deve riceverla da migliaia di produttori, redistribuirla e, quando è in eccesso, rimandarla verso monte.
Che il problema sia strutturale lo riconosce anche la Regione. A marzo l’assessorato dell’Energia ha messo a disposizione 80 milioni di euro del Fesr per costruzione, adeguamento e potenziamento delle reti e delle smart grid, con l’obiettivo dichiarato di superare le criticità del sistema elettrico e aumentare la capacità di integrazione delle fonti rinnovabili. La graduatoria del bando, cui sta lavorando il dipartimento Energia guidato da Carmelo Frittitta, sarà pubblicata con molta probabilità a settembre.
Gli interventi erano già visibili nel Piano di sviluppo 2025 di E-Distribuzione: nuove cabine primarie, nuovi tratti di rete in media e bassa tensione, sostituzione e potenziamento dei trasformatori, magliatura delle linee e digitalizzazione delle cabine secondarie. A San Cipirello, per esempio, il piano prevedeva una nuova cabina primaria e nuove linee proprio per aumentare la capacità di integrare energia rinnovabile. Altri interventi riguardavano Oreto e Acreide. Nello stesso documento, tuttavia, alcune opere risultavano ancora in costruzione, in ritardo o posticipate.
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