
Parere favorevole con prescrizioni per i due impianti da 600mila tonnellate annue. La prossima settimana la conferenza di servizi: restano da completare le autorizzazioni prima delle gare
La Sicilia avvicina alle gare i due termovalorizzatori di Palermo e Catania. La Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali ha espresso parere favorevole sui progetti, con prescrizioni da recepire nella progettazione esecutiva. Un passaggio decisivo per un investimento pubblico destinato a cambiare la gestione dei rifiuti nell’Isola, ma che lascia ancora aperta la fase delle autorizzazioni.
L’organismo ora presieduto da Maria Chiara Tomasino ha concluso l’istruttoria dopo l’esame degli elaborati, incontri tecnici e sopralluoghi. Il parere riguarda la valutazione di impatto ambientale dei due impianti: la prossima settimana, secondo quanto annunciato dalla Regione, sarà convocata la conferenza di servizi nell’ambito del procedimento per il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, il Paur. Per chiudere il percorso serviranno tutti i pareri e i nulla osta degli enti coinvolti, oltre all’Autorizzazione integrata ambientale del dipartimento regionale Acqua e rifiuti.
«Facciamo un altro importante passo avanti, sotto il profilo tecnico, verso la realizzazione dei termovalorizzatori», afferma il presidente della Regione Renato Schifani, che ricopre anche l’incarico di commissario straordinario per il ciclo dei rifiuti. L’obiettivo, aggiunge, è arrivare al Paur e avviare le gare per la progettazione esecutiva, la costruzione e la gestione. L’assessore al Territorio e ambiente Giusi Savarino lega l’avanzamento dei progetti alla riduzione dei costi dello smaltimento. «Procede il lavoro per rendere libera la Sicilia dai costi eccessivi nella gestione dei rifiuti – dice Giusi Savarino – grazie a nuovi impianti di smaltimento in linea con le più moderne tecnologie già in uso nelle più grandi città europee».
I siti individuati sono Bellolampo, a Palermo, e l’area industriale di Catania. La capacità complessiva prevista è di circa 600mila tonnellate l’anno. Nella scheda diffusa ad aprile, la Regione indica una produzione elettrica annua di circa 450mila megawattora, equivalente al fabbisogno di 150mila famiglie. Sono valori progettuali: l’effettiva produzione dipenderà dal funzionamento degli impianti e dalle caratteristiche dei rifiuti trattati.
Sul piano finanziario, l’Accordo per la coesione firmato nel maggio 2024 ha destinato ai due termovalorizzatori 800 milioni di euro: la comunicazione regionale che ha accompagnato la consegna dei progetti, il 30 aprile scorso, ha però indicato un investimento complessivo di circa un miliardo di fondi pubblici. Due cifre riferite rispettivamente alle risorse assegnate nell’accordo e alla stima annunciata dalla Regione, il cui raccordo resta da chiarire nel quadro economico delle opere.
Il calendario annunciato da Schifani a maggio prevedeva i bandi tra settembre e ottobre 2026, la consegna dei progetti esecutivi a febbraio 2027, l’avvio dei cantieri nell’aprile successivo e la conclusione dei lavori a settembre 2028. Il parere della Cts arriva dunque nella finestra indicata per le gare, ma la pubblicazione resta subordinata alla chiusura del percorso autorizzativo.
La progettazione di fattibilità era partita nel settembre 2025, con un incarico da oltre 14,1 milioni di euro al raggruppamento guidato da Crew, società del gruppo Fs. Invitalia ha gestito l’affidamento come centrale di committenza per conto del commissario, nell’ambito di un protocollo di vigilanza collaborativa con l’Autorità nazionale anticorruzione.
Il via libera tecnico arriva mentre resta acceso il confronto sui progetti. Nei giorni scorsi Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, Wwf Sicilia, Zero Waste Sicilia, Cgil Sicilia e Italia Nostra Sicilia hanno presentato una memoria integrativa alle autorità competenti. Le organizzazioni contestano il dimensionamento degli impianti, i costi e diversi aspetti ambientali e procedurali. Chiedono il ritiro dei progetti e lo stop dell’iter, oppure un’inchiesta pubblica che allarghi il confronto con cittadini e tecnici.
I termovalorizzatori costituiscono il segmento finale di una rete che comprende anche impianti per selezionare e recuperare materiali, trattare la raccolta differenziata e gestire la frazione organica. La Regione punta al 65% di recupero di materia e a ridurre al 10% il conferimento in discarica. Stima inoltre risparmi per circa 100 milioni di euro: un beneficio atteso, che dovrà trovare riscontro nei costi effettivi del nuovo sistema.
Il prossimo banco di prova sarà quindi la conferenza di servizi. La sua conclusione consentirà di passare dalle valutazioni ambientali agli appalti, con le prescrizioni della Cts da tradurre nei progetti esecutivi e negli obblighi dei futuri gestori.
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