
L’uso crescente di pod-mod e vaping tra i giovani 14-17 anni crea una nuova generazione a rischio dipendenza e problemi respiratori, con necessità di screening precoce da parte dei pediatri.
Secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, più di uno studente su tre tra i 14 e i 17 anni (il 37,1%, circa 851mila ragazzi) ha utilizzato, nel corso dell’ultimo mese, almeno un prodotto contenente tabacco o nicotina. Dalle sigarette elettroniche alle pod-mod, la diffusione del fumo elettronico sta dando vita a una generazione di adolescenti che diventano dipendenti dalla nicotina spesso ancor prima di percepirsi come fumatori o svapatori abituali. A lanciare l’allarme è la Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri).
Sviluppare una dipendenza, secondo gli esperti della Simri, è più semplice di quanto si pensi. Negli adolescenti i primi segni possono manifestarsi anche in chi si limita a fumare due sigarette a settimana. I più giovani, infatti, sono particolarmente vulnerabili a causa della maggiore sensibilità del cervello, ancora in maturazione, agli effetti della nicotina. Come spiega Maria Elisa Di Cicco, pediatra ricercatrice presso l’Università di Pisa e coordinatrice del comitato editoriale di Pneumologia Pediatrica, «negli adolescenti la dipendenza può assumere caratteristiche diverse rispetto all’adulto». Spesso, infatti, il consumo che ne fanno è «intermittente, sociale, legato sempre di più ai dispositivi elettronici e ai prodotti aromatizzati». Questo aumenta il rischio di sviluppare una vera e propria «dipendenza mascherata». Anche quantità apparentemente modeste di nicotina, avverte Di Cicco, possono in breve tempo rendere complicato smettere, provocando sintomi di astinenza e problemi di attenzione o dell’umore: «Un basso consumo, insomma, non significa necessariamente una ridotta dipendenza».
La comparsa di una vasta gamma di nuovi prodotti ha complicato ulteriormente uno scenario già critico. Sigarette elettroniche, pod-mod, prodotti a tabacco riscaldato e sacchetti di nicotina hanno riscosso grande successo tra i più giovani, con l’effetto di moltiplicare le modalità con cui gli adolescenti possono entrare in contatto con la nicotina. «Siamo di fronte a una vera epidemia di nuovi prodotti tra i più giovani» afferma Michele Ghezzi, pediatra pneumologo dell’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano. Il problema più grande è che i dispositivi di nuova generazione «vengono spesso percepiti come un’alternativa meno rischiosa alla sigaretta tradizionale, mentre espongono i ragazzi a nicotina e a sostanze in grado di danneggiare le vie respiratorie» e, soprattutto, «consentono di assumere nicotina con grande facilità: i sali di nicotina presenti nei pod-mod, ad esempio, non causano irritazione delle mucose e rendono più facile inalare rapidamente quantità elevate della sostanza». Alcune pod-mod, per esempio, possono infatti erogare 15-30 mg di nicotina per pod, una quantità equivalente a quella contenuta in circa 13-30 sigarette tradizionali.
Il problema, però, non riguarda soltanto la dipendenza. La Simri avverte che l’esposizione allo svapo è associata a infiammazione delle vie aeree, iperreattività bronchiale, riduzione delle difese contro le infezioni respiratorie, tosse, dispnea e riacutizzazioni dell’asma, ma anche a quadri acuti più gravi come l’Evali, una polmonite chimica legata proprio all’uso di sigarette elettroniche e prodotti da vaping.
Di fronte alla diffusione di prodotti nuovi, i medici hanno dovuto adeguare il modo di fare screening alle nuove necessità. La raccomandazione che fanno Simri e Sip, la Società italiana di pediatria, ai pediatri è di indagare l’uso di nicotina già a partire dagli 11 anni. È necessario poi chiedere agli adolescenti non soltanto se fanno uso di sigarette tradizionali, ma anche di vaping e altri prodotti. Non basta, quindi, sapere se un adolescente fuma: occorre capire di cosa fa uso, con quale frequenza e se sono già comparsi i primi segni di dipendenza. La vera sfida quindi, secondo gli esperti, non è più soltanto impedire che i ragazzi inizino a svapare. L’obiettivo è riconoscere precocemente una dipendenza che può essere già presente quando ancora gli adolescenti neanche si percepiscono come fumatori, per poterli aiutare a uscirne in tempo.
Articolo precedente
Ex Ilva: «Stop per l’ordine dei giudici e perché siamo senza materie prime»

